Undercut: Ferrari e la fine degli errori

12 Dicembre 2019 - 14:42
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La Ferrari ha solo poco tempo per cercare di colmare quelle lacune strategiche ed organizzative che hanno portato errori gravi e mancanza di risultati




La Rossa ha sbagliato tanto in questo 2019, dalle strategie, ai pit stop, alla gestione dei piloti. Il tutto coperto da un sorridente e disponibile Binotto, che fa da scudo umano a questa Ferrari, che è la brutta copia di quella che fece impallidire la concorrenza solo un decennio fa. 

Le menti al muretto erano menti che sapevano rischiare, sapevano leggere e comprendere le siutazioni e, soprattutto, sapevano tirare fuori un coniglio dal cilindro quando serviva.
Tutti gli appassionati, molto probabilmente, ricorderanno la trentunesima vittoria in carriera di Michael Schumacher, e cioè quella di Silverstone ’98. Schumacher ricevette una penalità e Brawn fece tutto alla perfezione per gestire lo Stop & Go di 10 secondi: lasciò Michael in pista e lo fece rientrare all’ultimo giro, facendogli tagliare il traguardo nella corsia dei box. Un colpo da maestro, figlio di una profonda conoscenza del regolamento e figlio della consapevolezza di avere una grande monoposto. 

Ad oggi, pare che la Ferrari non abbia nessuna delle due, con un muretto che a tratti risulta essere più confuso che persuaso e una monoposto che a volte va forte e a volte no.
Nel 2020 ci si aspettano dei valori in campo molto simili a quelli visti nel 2019, con le prestazioni delle monoposto che potrebbero essere congelate per concentrare tutte le risorse sul progetto 2021. Anche il fatto che non debutteranno nuovi pneumatici, fa pensare ad una chiara volontà di non investire sul progetto 2020, ma ad una volontà di spingere su un progetto 2021 che sia vincente. 

Ma potrebbe non bastare. 

In questo percorso che va “dal tramonto all’alba”, a Maranello si dovrebbe pensare a qualche cambiamento. Talvolta è stato eclatante il modo in cui le squadre dei due piloti hanno dimostrato di non parlarsi, di essere due microcosmi differenti. Per dirlo con un termine che va sempre più tristemente di moda, le squadre sono state dei separati in casa. Il 2019 ha messo in luce delle criticità strategiche ed organizzative che farebbero impallidire gran parte del management che ha diretto la Scuderia negli anni passati. 

A parte qualche bella giocata di squadra, come Singapore e SPA, la Ferrari non riesce a mettere d’accordo due piloti abbastanza nervosi e, forse, un pò individualisti. 

Nel 2020, stando a quanto dichiarato da Binotto nel pranzo di Natale con i giornalisti tenutosi a Maranello, i piloti saranno ancora liberi di competere tra di loro senza una gerarchia prestabilita. Questo non vuol dire che non ci sarà l’imposizione ad uno di aiutare l’altro e viceversa, ma ci sarà una fase iniziale di stagione in cui battaglieranno liberamente per definire chi sarà lo scudiero da un certo punto in poi. Quello che spaventa, alla luce di quanto accaduto in Brasile, è cosa potrebbe accadere nella parte di stagione in cui saranno liberi di battagliare. 

Talvolta abbiamo visto strategie completamente scriteriate, frutto della volontà di non voler prendere troppi rischi o frutto della volontà di voler rischiare troppo. Allo stesso modo, però, si sono viste elaborazioni strategiche impeccabili, come SPA e Monza. Tuttavia, il dato che emerge, è che la Ferrari riesce a mettere in piedi una strategia letteralmente perfetta solo quando sceglie le gomme giuste e fa i giusti test durante le FP. 

E se questo è così comprensibile a noi, a Maranello, a questo punto, sarebbe anche opportuno iniziare a pensare cosa potrebbe cambiare e cosa potrebbe continuare ad andare bene. 

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