Pagelle Misano [+ AUDIO] | Se vuoi essere felice, comincia

15 Settembre 2020 - 16:00
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GP San Marino e Riviera di Rimini 2020

Le pagelle, scritte e lette, del Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini




FRANCO MORBIDELLI, 10 e lode – Se ‘sto ricciolone non ha rosicato almeno un po’, sabato, al parco chiuso, potete starne certi che l’ho fatto ampiamente io al posto suo. Vedersi sfilare, nuovamente, il primo posto dal fenomeno di turno, ed essere relegato, ancora una volta, al ruolo di secondo, stavolta l’ha sbloccato definitivamente. Sin dalla partenza: rapida, composta, precisa, efficace. Da lì in poi, salvo qualche affaccio dell’ingombrante Dottore alle spalle, solo dominio. Un dominio gentile, però: un po’ schivo, educato, mesto e pieno di stralci di vita. Tessere di una storia che non necessita di essere romanzata, essendo già stracolma di suo di spostamenti, sacrifici, rinascite, dolori e, infine – come al solito, “infine”, per chi deve scegliere le complanari perché l’autostrada è lontana e costa troppo – consacrazioni. Godi, Morbido. Hai appena cominciato ad essere felice.

FRANCESCO BAGNAIA, 10 – Pecco, quest’anno, fa sembrare davvero tutto semplice. Pilotare virtuosamente la Ducati GP20 (a detta di qualcuno più blasonato, incompatibile con le attuali coperture Michelin); perdere un podio già assicurato per un ronf al motore; infortunarsi, riabilitarsi, tornare in pista e, al primo GP, chiudere 2°. Anche lui il successo, come Morbidelli, l’ha ammirato a lungo dalla porta di servizio. E lui, con Franky, sul podio non avrebbe affatto sfigurato se sul terzo gradino ci fosse salito chi ha visto qualcosa in loro e ne ha semplicemente dato l’occasione di dimostrarlo al Mondo intero.

JOAN MIR, 9 – Una gara alla Rossi – partita in sordina, conclusa in crescendo – con un sorpasso decisivo su Rossi – lesto, furbo e tremendamente efficace. Mir ha la “colpa” di aver smembrato il podio “uno e trino” tutto italiano, ma ha, soprattutto, il merito di aver dato una continuità alle proprie prestazioni, dicendo “ciao ciao” al gruppo di mezzo e facendo sempre più spesso capolino ai piani alti. Immature le critiche social, più che matura la possibilità di dire la sua nella pazza lotta al titolo.

VALENTINO ROSSI, 8 – Non è da lui farsi sorprendere all’ultimo giro, lasciarsi scappare così, di botto, un podio tanto ghiotto come quello sulla pista di casa, per giunta colorata, in parte, dai tifosi sugli spalti. Ma che piacere vederlo tornare a pennellare le curve con spavalderia; paracadutarsi in staccate profondissime e precise, un po’ come quelle di Jerez e di un po’ di anni fa; vederlo felice. Che bello averlo visto crescere, vincere, soffrire, continuare a perfezionarsi, ma soprattutto aver donato al panorama motociclistico italiano un futuro. Che per ora è presente, lo stesso che lo vede ancora in lizza per il Mondiale. Ed è proprio vero che l’età è solo un numero.

ALEX RINS, 7 – Senza infortuni ed errori, Rins avrebbe sicuramente potuto raccogliere l’eredità di Marquez e porsi come principale candidato alla conquista dell’Iride. Ma con i se e con i ma, soprattutto in un anno così tanto imprevedibile, non si va da nessuna parte. O quasi: data l’imprevedibilità, tutto può ancora accadere.

MAVERICK VINALES, 4 – L’anno scorso, in occasione della gara di Assen, accostai a Vinales – quel giorno vincitore – l’appellativo di Jekyll; a Rossi, ritirato, quello di Hyde. Ad oggi, a distanza di 14 mesi, Maverick ha completato la trasformazione in entrambi: il primo al sabato in qualifica, il secondo la domenica in gara. La sua inflessione prestazionale, che segue un’esplosione disincantata di competitività sul giro secco, sfugge ad ogni logica. Persino alla sua. E’ come se la M1 divenisse improvvisamente ingestibile, restia a perpetuare il processo di simbiosi che tanto funziona per stampare record della pista. E il “bello” è che va sempre peggio.

ANDREA DOVIZIOSO, 5 – Dubito che l’obiettivo di Andrea sia quello di inscenare un cosplay di Steven Bradbury, ma la realtà dei fatti non gli rifugge troppo. In testa al Mondiale, ma con la testa alle gomme, al futuro, agli altri. La costanza, ancora una volta, lo sta aiutando.

JACK MILLER, 6 – Era parecchio allettante l’idea di rimanere agganciato al trenino di testa. Le gomme, però, non sono state dello stesso avviso, facendolo piombare abbastanza indietro. Prendiamo la classica sinusoide “milleriana”: il risultato di domenica è più vicino ad un minimo che ad un massimo.

TAKAAKI NAKAGAMI, 7 – Ha il privilegio di figurare, per una manciata di secondi, davanti alle telecamere. E’ l’unica Honda a farlo. Ed è l’unico a pilotarla, seppur in specifica 2019, dignitosamente.

POL ESPARGARO, 6 – Tonfo pesante quello di KTM, ma ancor più quello di Espargaro, ancora una volta vittima della sua irruenza e del suo voler strafare ad ogni costo.

MIGUEL OLIVEIRA, 6 – Anche il vincitore della Stiria ridimensiona le proprie prestazioni, soffrendo palesemente per tutto il weekend.

BRAD BINDER, 6 – Non può mancare all’appello anche l’uomo di Brno, perennemente intraversato ma davvero poco efficace.

ALEIX ESPARGARO, 6 – Ci si basa sulla fiducia, perché della RS-GP non si riesce, davvero, a comprenderne il reale potenziale. Sicuramente inferiore, rispetto ai proclami dei test pre-stagionali.

IKER LECUONA, 6 – Il rookie chiude l’armata austriaca, oggi in ritirata dalla trasferta italiana.

JOHANN ZARCO, 5 – Misano era un’importante opportunità per confermare ai vertici Ducati la perfetta corrispondenza tra il suo identikit prestazionale e la sella ufficiale. Bene, quell’opportunità gliel’ha fregata, con merito, Bagnaia, e Zarco è sparito, 15°. Domenica ultima chance.

DANILO PETRUCCI, 4 – Una situazione tanto, tanto difficile. Ai limiti del sostenibile. Per tutti.

ALEX MARQUEZ, 5 – L’alibi dell’assenza di Marc, per Alex, sta iniziando a diventare stucchevole. Ed è tutta colpa di Honda.

STEFAN BRADL, 5 – Si vocifera che dall’alto sia arrivato il beneplacito a Bradl di poter finalmente gareggiare come pilota, anziché come tester. Vedremo da settimana prossima.

BRADLEY SMITH, 4 – S’illumina con Espargaro al venerdì, stampando un 5° tempo lui, un 3° Aleix. Poi il vuoto. E la caduta. E la ripresa, lenta.

TITO RABAT, 4 – Ma guardami, volevano cambiarmi ma non è cosa possibile. Sai bene che non funziona“.

FABIO QUARTARARO, 3 – E la sente sì la pressione, Fabio. Trovarsi a recitare la parte del protagonista, dopo che l’attore titolare ti ha avvisato all’ultimo della sua defezione, con tanto talento ma senza memoria è una discreta impresa. E improvvisare, nella vita così come su un palco o in pista, non è arte per tutti: è importante la consapevolezza dei propri mezzi, la fiducia in se stessi e una voglia genuina di oltrepassare i propri limiti. “C’è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare“. E lui ne ha, di tempo.

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Immagine in evidenza: © PETRONAS SRT / Facebook

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