Controsterzo: le verità su Ferrari e Mercedes, e una Pirelli che fa storcere il naso.

30 Aprile 2019 - 22:23
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Uno sguardo al mondiale, tra ipotesi (inutili) e certezze di cui non si parla.

“Con i se e con i ma la storia non si fa ”
Così si suol dire.

Eppure, io credo che la storia vada raccontata con i “se” e con i “ma“, proprio perché questi aiutano a comprendere più profondamente il corso degli eventi .

La presenza (o la assenza) dei “ma” , in particolare, ha un potere esplicativo e narrativo da non sottovalutare.
Vi faccio un esempio:
Se non fosse avvenuto l’incidente ai box di Singapore nel 2008 Massa avrebbe vinto il mondiale piloti.
Questa storia non ha altro da dire, nessun “ma” da aggiungere.
È così: se fosse successo, il risultato finale sarebbe cambiato.

Ci sono storie, invece, in cui i “ma” annullano pesantemente il valore dei “se” e questo mondiale è una di queste.
Veniamo al dunque:
Ci sono tanti “se” che circondano il momento della Ferrari:
Se il motore di Charles avesse retto in Bahrain la vittoria sarebbe arrivata.
Se Seb non si fosse girato avrebbe potuto passare Hamilton.
Se Charles non fosse andato a muro a Baku avrebbe vinto.

Ed è di questi “se” che in questi giorni si sta parlando.

C’è pero un “ma“, molto rilevante, che in pochi raccontano:
Il “Ma” con la M maiuscola è che la Mercedes è dominante e costituisce, probabilmente, la squadra più forte di sempre.
Ma questo si sa, fa meno scalpore.

Fanno più notizia, invece, i primi “se” riguardanti la rossa, carichi di un impeto speranzoso e quasi autolesionista.
Il problema è che con un avversario così non contano, perché la Formula 1 è uno sport in cui il risultato è sempre relativo al valore degli altri.
Non c’è uno standard che determina quanto una squadra abbia lavorato bene, se non il confronto con gli avversari.

La Ferrari di queste prime quattro gare, è una bellissima macchina, un po’ difficile da trattare, ma comunque un progetto valido ed efficiente (ma evidentemente non efficace).
Lo era l’anno scorso e anche l’anno prima.
Semplicemente non è abbastanza.


Ritornando al nostro esempio iniziale, nel 2008 nessun “ma” può essere argomentato, perché la Ferrari aveva una macchina da mondiale ed un avversario battibile.
Aveva tutto sotto controllo e si è lasciata sfuggire un mondiale per un dettaglio dovuto ad un sistema di ripartenza dei pitstop.
Adesso, molto semplicemente, non è così.
La Mercedes non perde un colpo.
Se lo perde, recupera dopo neanche due weekend.

A Baku le due frecce d’argento hanno scherzato con gli avversari.
Vettel sembrava averne per mantenere l’andatura dei due rivali della Mercedes.
Peccato fosse solo un’illusione e non appena sfoderato il vero ritmo della macchina, a fine gara, i grigi sono scappati tra le strade della capitale azera.

C’è chi é convinto che un Leclerc (palesemente più in palla del suo compagno di squadra) sarebbe riuscito a mettere in difficoltà gli avversari di Stoccarda.
Io credo che anche questo Leclerc non sarebbe bastato.
Ancora una volta, il “ma” della Mercedes, a mio avviso, riesce a spegnere tutti i “se” di cui si parla.

Chiudo con una provocazione.
Come detto all’inizio, i “ma” hanno un potere esplicativo importante.
Permettetemi di aggiungerne un altro:
Ma queste gomme Pirelli sono inaccettabili.
Una mescola morbida che va peggio di quella più dura in Formula Uno non si può vedere.
E questo é un danno allo spettacolo, perché se la gomma rossa fosse stata, come previsto, più prestazionale di 1.2 secondi rispetto alla gialla, Leclerc ci avrebbe quantomeno evitato la pennichella postprandiale.

Insomma, ci saremmo divertiti.
E qui non c’è MA che possa tenere.

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