Ripercorriamo la storia della Peugeot nell’endurance

14 Novembre 2019 - 12:03
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La casa del leone ha annunciato ieri il proprio ritorno a Le Mans e nel FIA WEC con una Hypercar a partire dal 2022




L’endurance è una categoria segnata da epoche, alcune buie ed altre ricche di periodi d’oro. Dopo le fantastiche battaglie che abbiamo vissuto nel triennio 2014-2016 tra Porsche, Audi e Toyota, le case tedesche hanno deciso di puntare sulla Formula E, lasciando il costruttore giapponese a dominare la scena contro i privati. L’ACO ha così deciso di rivoluzionare il regolamento, mandando in pensione le LMP1 e sostituendole con l’avvento delle Hypercar.

I molti dubbi su questo futuro incerto del mondiale endurance per quanto riguarda la top class sono stati molteplici, sin dall’annuncio ufficiale delle nuove regole alla scorsa 24 ore di Le Mans. Le prime certezze sono invece arrivate quando Toyota ed Aston Martin hanno subito comunicato la loro intenzione di progettare una loro vettura, da schierare in pista nella superstagione 2020-2021, ovvero tra pochi mesi. La notizia che tutti gli appassionati sognavano da tempo è arrivata nel primo pomeriggio di ieri, quando Peugeot Sport ha comunicato il proprio ritorno a Le Mans con una Hypercar ibrida a partire dal 2022. Chi avrà mai dimenticato lo spettacolo che la casa del leone ha regalato all’endurance meno di un decennio or sono? I puristi di certo non lo hanno fatto.

La Peugeot ha segnato diverse epoche di questa fantastica categoria, collezionando ben tre affermazioni alla maratona della Sarthe che sarebbe potute essere molte di più. La storia del costruttore francese inizia in tempi relativamente recenti, vale a dire dal 1990. Il prototipo che viene portato in pista è la 905, progettata da Andrè De Cortanze. I risultati non tardano ad arrivare, con la prima vittoria che arriva alla 430 km di Suzuka del 1991. La dominatrice di quella stagione del mondiale sport-protitipi si rivelerà in seguito la Jaguar XJR-14, che porta a casa anche la vittoria a Le Mans.

Peugeot decide dunque di correre ai ripari, presentando per il 1992 la 905 EVO 1 BIS. Questa vettura domina il campionato portando a casa la classica transalpina grazie a Derek Warwick, Yannick Dalmas e Mark Blundell, con i primi due che si laureano anche campioni del mondo piloti. Anche il 1993 è trionfale, grazie alla 905 EVO 2 che batte la Toyota a Le Mans grazie a Gary Brabham, Christophe Bouchut ed Eric Hèlary. Successivamente, l’impegno di Peugeot si sposta sulla Formula 1 fornendo alla McLaren i propri propulsori per la stagione 1994.

Poco più di un decennio più tardi, i francesi decidono di tornare nell’endurance. Al salone di Parigi 2006 venne svelata la prima bozza della 908 HDI FAP con motore V12 turbodiesel, con l’obiettivo dichiarato di spodestare dal trono l’Audi R10 TDI, anch’essa con propulsione a gasolio. Il debutto avviene alla 1000 km di Monza 2007, valida per il campionato Le Mans Series, al quale però non prendono parte i tedeschi. La #7 di Marc Genè e Nicolas Minassian domina la corsa, battendo la Pescarolo con oltre un giro di vantaggio.

Il confronto con Audi arriva solo alla 24 ore di Le Mans, dove tra lo stupore generale, la 908 fa la storia dell’endurance segnando la pole al debutto. A riuscirci è il velocissimo Stèphane Sarrazin, che in 3’26”344 batte l’Audi di Capello-Kristensen-McNish. In gara però, i tedeschi dominano grazie ad una vettura più collaudata e la vittoria va alla #1 di Biela-Pirro-Werner. La Peugeot è staccata di 12 giri, ma conclude seconda con la #8 di Lamy-Sarrazin-Bourdais. La stagione termina comunque in modo positivo, visto che proprio Lamy e Sarrazin vincono il titolo piloti dell’LMS all’ultima gara di Interlagos.

Le ambizioni della Peugeot sono sicuramente più alte per il 2008, dove il prototipo viene rivisto e diventa un vero e proprio missile. L’Audi accetta finalmente la sfida della Le Mans Series ed i francesi dominano la scena nei primi tre appuntamenti. A Barcellona e Spa trionfano Genè-Minassian, ai quali in Belgio ed a Le Mans si aggiunge Jacques Villeneuve. A Monza sono invece Lamy-Sarrazin a trionfare, con i tedeschi spalle al muro. Le vetture francesi sono imprendibili nelle qualifiche della 24, con Stèphane che ancora una volta ottiene la pole in 3’18”513 siglando il nuovo record della pista. Le altre due 908 sono seconda e terza, mentre le Audi restano staccate di oltre cinque secondi. L’inesperienza in gara sarà nuovamente fatale alla casa del leone, che tra problemi di affidabilità e pioggia dovrà cedere il passo a Capello-Kristensen-McNish, vincitori per meno di un giro davanti a Genè-Minassian-Villeneuve. Nonostante la successiva doppietta al Nurburgring, la Peugeot riesce nell’impresa di perdere anche il titolo LMS, a causa del ritiro a Silverstone della #7 e del conseguente successo dell’Audi #2 di Premat-Rockenfeller, i quali portano a casa il campionato.

Sulla Peugeot la pressione per il 2009 è altissima ed in caso di nuovo fallimento il programma potrebbe essere chiuso definitivamente. Al posto di Michel Barge arriva come direttore del team Olivier Quesnel. L’Audi risponde portando al debutto la R15 TDI, che nella 12 ore di Sebring sconfigge subito la più collaudata 908. Entrambi i team rinunciano alla Le Mans Series, puntando tutto su Le Mans. Neanche a dirlo, Sarrazin firma nuovamente la pole ma stavolta l’Audi è vicinissima con McNish. In gara, i ruoli sembrano invertirsi rispetto al passato. La nuova vettura di Ingolstadt si rivela un fallimento ed accusa innumerevoli problemi di affidabilità, mentre la Peugeot è perfetta e torna nell’olimpo dell’endurance con una doppietta: a trionfare è la #9 di David Brabham, Marc Genè ed Alexander Wurz. I francesi chiudono la stagione alla grande facendo 1-2 anche alla Petit Le Mans, al termine di un’annata dalla quale Audi esce nettamente sconfitta.

Nel 2010 arriva una versione rivista del prototipo tedesco, la R15 TDI Plus. La vettura rinuncia alla 12 ore di Sebring, dove la Peugeot piazza una facile doppietta. Il primo confronto è la 1000 km di Spa, dove i transalpini sbaragliano la concorrenza con la 908 #3 di Lamy-Pagenaud-Bourdais trionfa. Per la prima a Le Mans non è Sarrazin a far segnare il miglior tempo, ma proprio il pilota di casa Bourdais. In termini prestazionali sembra un ritorno al 2008, con le Audi lontanissime ed apparentemente già spacciate in vista della gara. Quella 24 ore segnerà invece il tracollo della Peugeot, con le vetture tutte ritirate per un problema di pressione del motore sulla bancata destra. I tedeschi firmano così una tripletta con il primo successo di Bernhard-Dumas-Rockenfeller sulla #9. Peugeot chiude comunque bene l’annata vincendo a Silverstone, Petit Le Mans e Zhuai portando a casa l’Intercontinental Le Mans Cup.

Il 2011 è l’anno della rivoluzione: i due sfidanti portano alla luce modelli completamente nuovi, con l’Audi che stupisce il mondo grazie alla R18 TDI coupe, rinunciando al classico prototipo aperto di cui aveva fatto un marchio di fabbrica. L’ILMC diventa il campionato di riferimento con la durata di una stagione intera ed entrambi i costruttori accettano la sfida. La 12 ore di Sebring vede vincere una Peugeot, ma è la vecchia 908 HDI FAP del Team Oreca Matmut, mentre Audi va in pista con la R15. Il debutto della nuova macchina è previsto per Spa, dove i tedeschi ottengono una netta tripletta in qualifica. In gara però, la Peugeot non ha rivali e la #7 di Genè-Wurz-Davidson guida una netta doppietta.

A Le Mans l’Audi conferma la propria superiorità in qualifica mettendo le R18 davanti a tutti, con la #2 di Benoit Trèluyer in pole. L’edizione 2011 della 24 ore è forse la più bella della storia. La #3 va subito fuori a causa di un terrificante incidente di Allan McNish dopo un contatto con una Ferrari. La storia si ripete nel corso della notte con la #1 di Mike Rockenfeller che si tocca ad Indianapolis con un’altra 458 Italia. Per il tedesco prima si teme il peggio, poi si tira un sospiro di sollievo. La corsa prosegue con l’unica Audi superstite che combatte contro le Peugeot, sino a battere la #9 per appena 11 secondi sulla linea del traguardo. Si tratta del trionfo di Fassler-Lotterer-Trèluyer, il trio delle meraviglie che dominerà gli anni a venire. Il leone esce ancora una volta con le ossa rotte dalla maratona, ma si rifarà dominando il resto del campionato e portando a casa il titolo.

Il 2012 è l’anno dell’ibrido, con l’avvento del mondiale endurance ed il ritorno della Toyota con la TS030 Hybrid. L’audi presenta la R18 E-tron quattro, mentre la Peugeot annuncia clamorosamente il suo addio ad inizio gennaio lasciando i fan dell’endurance attoniti. Si è chiusa così, improvvisamente, la storia di questo costruttore a Le Mans, ma l’annuncio di ieri ha dato nuova linfa a questa sfida che ripartirà dal 2022 in poi.

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Immagine in evidenza: ©Peugeot Sport Facebook Page

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