Pagelle R. Ceca | Un Brno di ordinaria follia [+ AUDIO]

11 Agosto 2020 - 16:00
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GP Repubblica Ceca 2020

Le pagelle, scritte e lette, del Gran Premio della Repubblica Ceca




BRAD BINDER, 10 e lode – E’ bello quando la follia – di prestazioni, risultati, protagonisti – veste i panni della semplicità (che non lesina qualche scorribanda nell’arzigogolato), della grinta e della forza di volontà. Insomma, è bello quando uno come Brad Binder, BB (il paragone con Bostrom forse più in là), col 33 sul cupolino, spinto anche da una congiunzione astrale, domenicale, che ha quasi del divino, riesce a salire su quello più alto del podio: il gradino. Quello che ti eleva dall’ordinario, che abbatte gli stereotipi: quello che ti fa dire: “Io conto“. Nel pennellare le traiettorie, Binder ci ha spesso abituato ad allargare notevolmente il ginocchio, quasi a porgercelo in dono. Stavolta sono io, siamo noi, a doverglielo porgere. Perché di fronte ad una gara del genere, non puoi far altro che inchinarti. E augurarti, di cuore, di poterlo fare molte altre volte.

FRANCO MORBIDELLI, 10 – Ci si rompe davvero le balle ad essere costretti a seminare in eterno e non avere mai la possibilità di raccoglierne i frutti; magari mentre chi ti sta intorno, che sia più blasonato, più fortunato, o semplicemente più bravo, quei frutti non solo li ha raccolti, ma se li è anche venduti a peso d’oro e ci ha tirato su anche un’impresa. Ecco, l’impresa Morbido l’ha sfiorata, ma lui ha comunque vinto: primo podio in classe regina, primo per gran parte della gara, prima Yamaha in gara (e ultima negli aggiornamenti). Dimentichiamoci il “prima”, regno della sfiga. La prima è stata inserita, e non vediamo l’ora di goderci la Prima.

JOHANN ZARCO, 9 – Commentare con “Chapeau!” la gara di un francese è troppo banale? Mh. E allora che ne dite di un “mannaggia a te Zarco, alla tua impulsività nelle dichiarazioni alla stampa, al tuo grande talento che viene saltuariamente offuscato dal tuo essere così altalenante, alla tua fobia dei team satellite e alla fissa di quelli ufficiali“? Pole e podio. Con un’Avintia, che ha visto fioche luci solo con Barbera, nello strambo 2016. Ma dato che strambo lo è anche il 2020, che aspettarsi ora? La sella ufficiale? La parola a Johann. Con la partecipazione straordinaria di Dovizioso.

ALEX RINS, 9 – Splende dietro le luci della ribalta, nonostante manchi il podio di un ciuffo, anzi, di un ricciolo. Anche lui, come l’alieno numero 93, vittima di un infortunio all’omero, d’intensità però più mero. La prestazione, notevole, sottolinea il grande potenziale di questa accoppiata. Cataclismi permettendo.

VALENTINO ROSSI, 8 – Il suo tallone d’Achille – quei 15 minuti del sabato pomeriggio che assegnano i posti in griglia – gli ha di fatto negato la ghiotta possibilità di andare a podio. Passo costante e veloce, guida discretamente fluida, solite staccate extra-fisiche. Un’altra prova concreta, dopo quella dell’Andalucia, che torna ad esautorare ogni sorta di critica basata sul “Eh ma è bollito“.

MIGUEL OLIVEIRA, 8 – E’ l’ultimo della comitiva KTM (escludendo Lecuona) ad arrivare alla festa. Non balla di certo sui tavoli, ma quattro chiacchiere col resto degli invitati le fa, prima di accodarsi ai 5 in fila per il 21° giro di free drink.

FABIO QUARTARARO, 5 – Una giornata brNO a tutti gli effetti. In primis per le gomme, d’incanto non più in perfetta simbiosi con la moto; in secundis proprio per la sua M1, punto medio fra la competitività di Morbidelli e Rossi, e il naufragio di Vinales; in terzis per El Diablo, in difficoltà nei corpo a corpo. Ma indovinate chi c’è ancora lassù?

TAKAAKI NAKAGAMI, 7 – Tenere in (fin di) vita la classifica costruttori di Honda è un lavoro duro, ma qualcuno deve pur farlo.

JACK MILLER, 6.5 – Almeno è davanti agli ufficiali. Ma dietro Nakagami. C’è qualcosa che non va.

ALEIX ESPARGARO, 7 – Lo scatto fulmineo, seguito dall’ottimo primo giro, vale gran parte del voto. Che poi inevitabilmente scende come scendono le prestazioni dell’Aprilia a partire dal giro 2. Il manico c’è, la moto sinceramente non lo si è ancora capito.

ANDREA DOVIZIOSO, 5 – Sui lunghi stradoni di Brno tutti si attendevano un Dovizioso – e una Ducati – in versione “furia ceca“. Chi ci spiega, cortesemente, il motivo per cui lo 04 si sia ritrovato a giocare – con le gomme, gli avversari, gli astri – a “mosca ceca“? “Nobody thinks what you think“.

DANILO PETRUCCI, 4.5 – KTM: azienda austriaca costruttrice di motocicli, nonché futura moto di Petrucci. Oppure, per gli intenditori, insulto barese particolarmente adatto alle ultime prestazioni del buon Danilo. A voi, neofiti di questa lingua, il piacere di scoprirne il significato.

CAL CRUTCHLOW, 6 – L’infortunio si fa sentire, l’inadattabilità della Honda versione 2020 pure. Chiudere a punti è già qualcosa.

MAVERICK VINALES, 4 – Oh, è tornato a farci visita il caro e vecchio Maverick, l’unico capace di trasformare un venerdì perfetto in una domenica da incubo. L’unico che, al momento di farsi valere, preferisce sparire come le ciliegie in inverno.

ALEX MARQUEZ, 6 – Prima Honda Repsol al traguardo. Ma 15°. C’è chi si accontenta.

TITO RABAT, 5 – E pensare che con Zarco ci lottava in Moto2. Ora incassa quasi 23 secondi a parità di moto. Boh.

BRADLEY SMITH, 5.5 – Per lui è vittoria nel duello dei collaudatori travestiti da ufficiali.

STEFAN BRADL, 5 – Gara da bradlichardia.

POL ESPARGARO, 6 – Laurea ad honorem in Filosofia per aver generato infinite scuole di pensiero sul suo incidente con Zarco, subito. Il 6 è media del 9 della prima parte di gara, al pari, se non un pelo più rapida di un Binder poi vincitore, e del 3 per le dichiarazioni post-gara, troppo fumantine e ai confini del piagnisteo. Sulla dinamica effettiva del contatto ho ancora dei dubbi: potrei rifarmi al contatto Rossi-Marquez di Termas nel 2015, ma lì cadde chi v’era all’interno. Meglio non inerpicarsi.

JOAN MIR, 6 – Dobbiamo stare

IKER LECUONA, 4 – vicini vicini!

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Immagine in evidenza: © bradbinder33.net

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