Austinato predatore

AUSTIN, TEXAS - OCTOBER 22: Max Verstappen of the Netherlands and Oracle Red Bull Racing celebrates his win in parc feme during the F1 Grand Prix of United States at Circuit of The Americas on October 22, 2023 in Austin, United States. (Photo by Song Haiyuan/MB Media/Getty Images)

L'analisi della gara di Austin.

Max Verstappen ha fatto quindici (e pure cinquanta), e mancano ancora quattro corse al termine di una stagione già divenuta leggendaria. Quindici sigilli su diciotto, le briciole lasciate a Sergio Pérez e Carlos Sainz, nemmeno quelle per tutti gli altri. Il predatore di Hasselt è il quinto di sempre ad aver vinto almeno “mezzo quintale” di corse, se per ogni trionfo associamo un chilogrammo. Prima di lui, rigorosamente in ordine cronologico, tra parentesi i successi a fine carriera, Prost (cinquantuno), Schumacher (novantuno), Hamilton (centotré) e Vettel (cinquantatré).

F1 Grand Prix of United States
Il “podio poi non podio” del Gran Premio degli Stati Uniti d’America, a seguito della squalifica di Lewis Hamilton (GBR, Mercedes) per un’irregolarità tecnica, primo da sinistra a destra, seguito da John Hammond (GBR, Red Bull), Max Verstappen (NLD, Red Bull) e Lando Norris (GBR, McLaren).

La gara, tuttavia, è stata tutt’altro che in discesa, tra problemi ai freni, agli pneumatici e un pizzico di (comprensibile) nervosismo. L’alfiere dei Paesi Bassi poi, fatto non banale, partiva sesto in un circuito dove, nelle dieci edizioni precedenti, nessuno aveva tagliato per primo il traguardo partendo fuori dalla prima fila. Ma ormai è quasi come se la posizione di partenza non contasse, giusto per rendersi conto di cosa stiamo parlando. A ogni modo Verstappen, dopo aver superato George Russell alla partenza, si sbarazza più o meno facilmente delle due Ferrari, ma il suo ritmo gara non è così superiore a quello di Norris, primo in quel momento, e di Hamilton. La Red Bull gioca aggressivo e rientra ai box prima dei due britannici: mentre la McLaren reagisce in un men che non si dica, conservando la posizione, la Mercedes si accorge troppo tardi che la strategia a una sosta pensata su Lewis non poteva funzionare, e dopo il pit stop del sette volte campione del mondo quest’ultimo si ritrova dietro Verstappen, a circa sei secondi dallo stesso.

Lando Norris (GBR, McLaren), al suo centesimo GP, guida il gruppo seguito a stretto giro da Max Verstappen (NLD, Red Bull).

La lotta per la leadership della gara ora è tra la MCL60 numero quattro di Lando e la RB19 numero uno di Max. Il primo calza gomme dure, il secondo veste del giallo delle medie. Verstappen ricuce il gap e sferra l’attacco con una staccata da cineteca nel corso della ventottesima tornata di cinquantasei, dunque a metà corsa. Nel frattempo Hamilton, con le dure, rosicchia decimo su decimo nei confronti del più giovane compatriota che si ferma per una seconda volta al termine del trentaquattresimo passaggio, dovendo optare, per forza di cose, per le bianche hard. In risposta a ciò Gianpiero Lambiase, ingegnere di pista di Verstappen, chiama il campione del mondo ai box onde evitare un undercut in salsa papaia. La Mercedes quarantaquattro, invece, farà capolino in pit lane al giro trentotto: gomme medie per il campione di Stevenage.

F1 Grand Prix of United States
Lewis Hamilton (GBR, Mercedes) attraversa la fast lane dopo il secondo e ultimo pit stop della giornata.

Riepiloghiamo dunque la situazione per quanto riguarda i primi tre posti, appena dopo la seconda sosta di Lewis: Verstappen e Norris hanno delle hard, il primo le ha vecchie di tre giri, il secondo di quattro, mentre Hamilton, come già detto, veste delle lucidissime medium e recupera tutto il distacco su Norris, sopravanzandolo a otto giri dalla bandiera a scacchi. L’eptacampione iridato si avvicinerà poi sensibilmente a Verstappen, ma mancano troppi pochi chilometri alla conclusione: Verstappen vince una corsa molto meno scontata di quello che si pensasse: un capolavoro strategico e di guida, in cui Red Bull è stata superiore a Mercedes per velocità delle soste e reattività, insomma cattiveria sportiva.

La centesima apparizione in rosso di Charles Leclerc (MON, Ferrari), polesitter del Gran Premio, non è stata delle più fortunate.

Come scritto in una delle didascalie, le prime tre posizioni non saranno le stesse già solo poche ore dopo: il podio di Hamilton si tramuta in squalifica perché la sua vettura, insieme a quella di Charles Leclerc (naturalmente anche lui squalificato) non è stata trovata in conformità con il regolamento tecnico della FIA: in sostanza il cosiddetto plank, la tavola piatta in resina che si trova sotto ogni monoposto della categoria, era più usurato del consentito. Come ci insegnano i precedenti per infrazioni tecniche, l’esclusione dalla corsa non poteva che essere il provvedimento dei commissari sportivi. Il nuovo podio vede quindi sempre Verstappen al primo posto, seguito da Norris e da Carlos Sainz, che per la terza volta dopo Brasile 2019 e Ungheria 2021 beneficia di una penalizzazione\squalifica altrui per issarsi sul gradino più basso del podio. Non che sia una sua colpa, ci mancherebbe altro.

Carlos Sainz (ESP, Ferrari) prima della partenza del Gran Premio.

La gara della Ferrari, lato Leclerc, al di là della squalifica non è stata affatto positiva. Se è vero che anche la Mercedes ha commesso un errore con Hamilton ritardando la prima sosta, resisi conto che il pit unico non era la via migliore hanno reagito, mentre la Ferrari, che va sottolineato era già fuori dal podio prima della girandola dei cambi gomme (mancanza di passo) ha provato qualcosa fuori dagli schemi, che col senno di poi si può dire “troppo fuori”, ma da qui a sparare sulla Croce Rossa (per mano, anzi tastiera, del sottoscritto) ce ne vuole. Per quanto concerne Sainz una prestazione sainziana, solida e concreta. In ottica secondo posto nel campionato costruttori la Ferrari esce dal fine settimana a stelle e strisce con sei punti guadagnati sulle Frecce d’Argento, ma non sarà sempre Natale…

I piloti dell’Alpine, da sinistra a destra Esteban Ocon (FRA, Alpine) e Pierre Gasly (FRA, Alpine).

Sergio Pérez termina in quarta posizione una gara anonima e non particolarmente entusiasmante, seguito da un altrettanto anonimo George Russell. Pierre Gasly, invece, può sorridere: in casa Alpine le prestazioni dal punto di vista velocistico sono state incoraggianti, certo sempre se parliamo rispetto al midfield del gruppo, e il numero dieci di Rouen ha condotto il sodalizio francese fino al sesto posto. Non è andata bene a Esteban Ocon, ritiratosi nelle prime fasi di gara a seguito di un contatto al via con Oscar Piastri (anch’esso fuori gara poco dopo Esteban) che gli ha causato un danno alla fiancata troppo dannoso per poter continuare a competere.

Fernando Alonso (ESP, Aston Martin) e un sorridente Lance Stroll (CAN, Aston Martin), prossimi alla guida di una quanto mai camaleontica Aston Martin.

Dietro Gasly, dopo tanto penare, si rivede nei punti Lance Stroll: finalmente a suo agio, ha fatto vedere quanto sa essere capace di guidare; spesso “si nasconde” dietro un volto solo apparentemente cupo, ma è solo il suo modo di essere, quello di un ragazzo tranquillo. Oggi sorride lui e tutti quelli che non hanno mai smesso di credere nelle sue capacità. Le due AMR23, partite dalla pit lane per poter cambiare l’assetto dopo un venerdì e un sabato disastrosi, si sono dimostrate molto veloci, con tempi paragonabili ai primi della classe. Fernando (costretto al ritiro nelle fasi finali della gara per un problema al fondo) aveva in macchina gli aggiornamenti del Qatar, Lance quelli introdotti proprio in Texas: a giudicare dai risultati sembrerebbe che il team di Silverstone, sceso al quinto posto nel campionato riservato alle scuderie, stia ritrovando la retta via dopo un percorso accidentato dal Gran Premio d’Austria in poi.

F1 Grand Prix of United States
Il paladino di casa, Logan Sargeant (USA, Williams), primo statunitense a punti dal 1993 (Michael Andretti a Monza).

Dopo tante bucce di banana, Yuki Tsunoda si prende una dolce soddisfazione: oltre ai quattro punti dell’ottavo posto fa suo anche il giro più veloce della gara, che garantisce un punto addizionale nel caso in cui il pilota che lo mette a segno termini la corsa almeno decimo. Gara piuttosto sfortunata per Daniel Ricciardo, al ritorno dopo l’infortunio di Zandvoort: troppi danni per poter pensare ai punti (quindicesimo al traguardo), termina comunque il Gran Premio, anche per accumulare esperienza alla guida di una vettura che conosce poco. Le ultime gioie iridate sono per le due Williams: Albon nono e Sargeant decimo racimolano tre punti preziosi per mantenere quello che sarebbe un incoraggiante settimo posto nella classifica costruttori (la Williams non termina tra i primi sette team dal 2017; allora terminò quinta).

Alfa Romeo e Haas sono le uniche due squadre a non aver conquistato alcun punto nel fine settimana USA. Inqudrata da dietro la C43 pilotata da Zhou Guanyu (CHN, Alfa Romeo).

All’appello mancano infine Haas e Alfa Romeo: se alla squadra di Kannapolis possiamo dare delle attenuanti, vista l’introduzione di un rivoluzionario (quanto cruciale in ottica futura) pacchetto aerodinamico che non è stato potuto essere compreso al meglio, cosa non fattibile in un weekend Sprint, preoccupa la prestazione della macchina rossonera: meglio in qualifica che in gara, ma tutto sommato né carne né pesce: con queste prestazioni difficile puntare al settimo posto della Williams. Le quattro macchine motorizzate Ferrari terminano così undicesima (Nico Hülkenberg, partito dalla pit lane per cambiare l’assetto così come le Aston Martin), dodicesima (Valtteri Bottas), tredicesima (Zhou Guanyu) e quattordicesima (Kevin Magnussen, anch’esso partito dalla corsia box per le stesse motivazioni del suo compagno di squadra). Non benissimo con due squalifiche e tre ritiri. Appuntamento in Messico già da venerdì prossimo, grazie mille per la lettura e buon proseguimento qualunque cosa farete.

Formula One Grand Prix of Mexico
La cosiddetta “zona dello stadio” dell’Autódromo Hermanos Rodríguez di Città del Messico, sede del prossimo appuntamento già in questo fine settimana.
Immagine in evidenza: ©Song Haiyuan/MB Media/Getty Images

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Autore

Davide Attanasio
Ragazzo di venti anni che prova a scrivere di macchine, che girando a velocità folli per tutto il mondo fanno battere il cuore e vibrare l'anima

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