Undercut: F1 in un circolo vizioso o in un circolo virtuoso?

19 Maggio 2020 - 12:18
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La scelta di non modificare i regolamenti potrebbe essere un’arma a doppio taglio per la Formula 1




La Formula 1 è a un punto morto. Un punto che deve necessariamente comportare delle scelte forti ed importanti. Tuttavia, queste scelte, qualsiasi siano, saranno un’arma a doppio taglio per la serie. 

La prima è stata fatta già ad inizio emergenza CoVid, ed è stata quella di posticipare l’entrata in vigore del regolamento tecnico 2021. Le monoposto che vedremo in pista nel 2020, saranno le stesse che vedremo nel 2021 e, solo nel 2022, si avranno le monoposto della semplificazione aerodinamica.
Vista questa scelta, allora è stata fatta una seconda proposta, e cioè quella di non sviluppare liberamente le monoposto così da non spendere troppi soldi. Questa proposta prevede un ritorno ai token come fu nei primi anni dell’era turboibrida. Il risultato di questo sviluppo limitato, è stata una grande difficoltà per gli sfidanti della Mercedes nel recuperare lo svantaggio. 

Inoltre, ci sarebbe anche da rispettare il budget cap, e cioè la limitazione delle risorse economiche da investire nello sviluppo dell’auto e nella gestione della squadra. 

Ora, facciamo un esempio che potrebbe essere illuminante per alcuni ma potrebbe confondere qualcun altro. 

Immaginiamo una partita a poker, dove i giocatori sono i 10 team di Formula 1.
Il chipleader del tavolo è la Mercedes, e via via tutti gli altri in base alle performance dell’auto.
La quota di ingresso al tavolo è di 145 milioni di euro (il budget cap).
Ad un certo punto del torneo di poker, l’organizzatore decide di dare ai giocatori un’altra manciata di chips (i token di sviluppo dell’auto). Tuttavia, queste fiches sono in numero uguale per tutti, quindi la differenza tra la disponibilità di chips rimane costante. 

Detto in soldoni, nulla cambierà con questo sistema.
E adesso arriviamo al grande dubbio del titolo. 

Circolo virtuoso o circolo vizioso? 

Il virtuosismo di questo sistema sta nel fatto che, con budget cap e token limitati per lo sviluppo dell’auto, i piccoli team dovrebbero sopravvivere senza grossi problemi.
La combinazione delle spese limitate, unite allo sviluppo limitato, dovrebbero fare in modo che i top team non allunghino di molto sui piccoli team. Tuttavia, c’è una base di costi molto simile per tutti: quella legata alla vera e propria partecipazione al mondiale. Tolti i costi di iscrizione, che variano in base alla posizione in classifica, gran parte degli altri costi è molto simile per tutti gli altri team. 

Questo sistema, ideato ad hoc per la stagione 2021, dovrebbe decadere al termine del prossimo campionato. Rimarrà il budget cap, ma i token spariranno definitivamente. 

Come ogni medaglia però, anche questa ha due facce.
Quella che potremmo definire ‘sporca’ riguarda lo spirito di competizione, che verrebbe un pò sacrificato nell’ottica del salvataggio dei piccoli team.
Mantenere invariati i valori in campo con il sistema dei token, infatti, annullerebbe di fatto la competizione, visto che le monoposto potranno migliorarsi solo entro un certo range. Probabilmente, come ipotizzato più volte, ogni tipologia di modifica richiederà un diverso numero di token per essere implementata, ma comunque questo sistema presenta molti limiti. 

Quello che accadrebbe, è che i valori dati dalla pista nel 2020, sarebbero gli stessi che si vedrebbero nel 2021, con qualche minima variazione.
La svolta potrebbe esserci solo nel caso in cui due monoposto fossero in grado di generare performance simili. A quel punto, ed è l’unica situazione verosimile, la giusta innovazione potrebbe cambiare realmente le carte in tavola. 

Per concludere, potremmo dire che questa è una scelta che ha come ‘contro’ quello di sacrificare le incognite legate ad una nuova stagione, conservando i valori in campo, come ‘pro’ tende a salvare i piccoli team e le loro casse.
Nel 2021, quindi, faremo a meno di chiederci chi sarà il più veloce in pista, e lo faremo per rivedere in pista nel 2022 le monoposto di Williams, Alfa Romeo e Renault. 

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Immagine in evidenza: ©

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