La gioiosa passione del tipico pilota italiano

Rossi, Petrucci e Giovinazzi: tre icone diverse di questo ideale decisamente italiano

Nel giro di pochi giorni il motorsport italiano ha dovuto subire la brutta botta di perdere una leggenda come Valentino Rossi, l’unico pilota italiano in Formula 1, il nostro Antonio Giovinazzi, e un pilota che non si può non volergli bene come Danilo Petrucci. Se è pur vero che tutti loro continueranno la loro carriera in altre categorie, tuttavia è come se i rispettivi mondiali avessero perso oltre che dei piloti, delle persone speciali. Una leggenda come Valentino e due grandi del loro sport come Petrucci e Giovinazzi: si, perchè non si arriva in MotoGp o F1, senza grandi sponsor alle spalle, se non si ha il talento e questa volta è giusto tributare loro l’equa lode per essere stati per anni tra gli uomini più veloci della terra. Soprattutto però, tutti e tre sono accomunati dalla capacità di affrontare le situazioni, anche le più dure, sempre con il sorriso, regalando gioia a tutti gli appassionati del motorsport, senza per questo però mancare mai del giusto agonismo e della fame di vittoria. Ed è proprio questo aspetto che mi ha portato a vederli molto più simili fra loro di quello che potrebbe sembrare.

Solo su Valentino potremmo scrivere non un articolo, ma interi saggi a lui dedicati, alla sua figura, a cosa ha significato per il Motomondiale e mille altre cose. In questo caso ci dedicheremo solamente a un suo aspetto caratteristico: quella gioiosa spensieratezza che ha praticamente sempre mostrato in tutte le sue interviste e nelle dichiarazioni che rilasciava. Anche nei momenti più tesi ha quasi sempre preferito l’arma dell’ironia anzichè lo scontro verbale duro e puro, spesso riuscendo a strappare sorrisi anche in situazioni oggettivamente tese. Tutto questo però senza che questa sua indole rilassata, se vogliamo persino giocosa, gli abbia mai impedito di dare vita a duelli anche duri in pista. Questo suo atteggiamento, questo suo grandissimo agonismo in pista, che ha persino sorpreso Stoner per quanto potesse far spingere a rischiare Valentino in pista, e dall’altra parte un ragazzo sempre sorridente e scherzoso nelle interviste, scanzonato nelle esultanze, come fosse un eterno ragazzino che trama fantasiose esultanze per le vittorie che si immagina di fare da grande. Rossi era questo e anche molto altro, ma questo a mio parere è stato l’aspetto che più ha reso Valentino un’icona in tutto il mondo: vederlo gareggiare, esultare e sentire le sue interviste, regalava sempre un’ora immersi in una meravigliosa favola.


Petrucci non ha avuto una carriera di successi tale per cui verrà ricordato negli annali del motomondiale, eppure lui è un’ode alla passione per lo sport e alla semplicità. Lui si è definito come l’ultimo dei normali arrivato in MotoGp, unico dei piloti della griglia di questa stagione a essere arrivato direttamente dalla Superstock, che solo alla sua quarta stagione nella classe regina ha ottenuto il suo primo podio (a Silverstone sul bagnato) e otto stagioni per la sua prima vittoria. Danilo ha dovuto lottare e sudare per ogni sua conquista, ogni suo traguardo, passando per stagioni iniziali anche molto difficili, fino alla chiamata con il team Ducati ufficiale e infine l’ultimo difficile anno in KTM. Eppure il pilota ternano non ha mai perso quella gioia di essere lì, insieme ai migliori del pianeta, a fare ciò che più amava: andare in moto e andarci forte. Perchè Petrucci i suoi sfizi se li è comunque tolti, a partire dal suo già citato primo podio in MotoGp, condiviso con niente poco di meno di Rossi e Dovizioso, per una storica tripletta italiana in terra inglese, o ancora per la sua prima vittoria, arrivata nel miglior circuito che potesse desiderare: il Mugello. Ma a parer mio, ciò che ha fatto entrare Petrucci nei cuori di tutti, è stata l’intervista post-gara dopo la vittoria a Le Mans: nel mezzo dell’intervista il pilota riceve la telefonata della mamma regalandoci un bellissimo spaccato dell’uomo Danilo e facendolo entrare definitivamente nei cuori della maggior parte degli appassionati. Forse aveva ragione lui, forse era una persona normale in mezzo a fenomeni, ma è anche per questo, per questa sua naturalezza e gioia che trasmetteva in quello che faceva, che verrà ricordato a lungo da molti di noi.


Come i primi due, anche Giovinazzi quest’anno terminerà la sua avventura nella categoria in cui correva per passare ad una nuova esperienza, nel suo caso in Formula E, ma come i primi due ci offre un interessante spunto di riflessione. Giovinazzi in tutto questo suo percorso in Formula 1 non ha mai detto una parola fuori posto, mai una polemica, fatto salvo il post gara del Messico e le dichiarazioni dopo l’annuncio del mancato rinnovo con Alfa, in entrambi i casi ampiamente giustificato. Sempre sorridente, sempre a cercare di guardare il bicchiere mezzo pieno anche quando molti altri avrebbero dato in escandescenze, però combattivo in pista quando serviva, in quei duelli nelle retrovie spesso poco inquadrati, senza quasi mai eccedere, sempre pronto ad aiutare il proprio compagno e il team. Avesse avuto un atteggiamento più burbero avrebbe avuto più chance di restare in Formula 1? Avesse fatto voce grossa col team sarebbe cambiato qualcosa? Queste sono domande a cui non potremo mai avere una risposta, ma ciò di cui possiamo essere sicuri è che Antonio è sempre stato un esempio per chi lo guardava e lo ascoltava e questo, magari, non ti farà vincere mondiali, ma ti fa ottenere la stima delle persone, che, in fin dei conti, possiamo anche dire che sia più importante.
Perché alla fine è vero che ci esaltiamo con i grandi duelli, i ruota a ruota, le staccate all’ultimo sangue e le rivalità accanite, ma il nostro cuore spingerà sempre per quel pilota che, qualsiasi cosa accada in pista, poi è sempre pronto ad un sorriso, ricordandoci che lo sport è innanzitutto gioia e passione.

Immagine in evidenza: ©Petronas SRT Twitter Page

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Autore

Andrea Perlasca
Studente di Filosofia appassionato di motori, specialmente delle 4 ruote e dell'eSport.

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