Undercut: serve essere informatori, non barbari!

18 Gennaio 2020 - 7:14
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Nel 2019 e proprio all’inizio del 2020, due piloti sono rimasti vittime di gravi incidenti. A fare discutere, però, è stata soprattutto la gestione dell’informazione.




Apprensione: Inquietudine ansiosa circa l’esito di qualcosa, derivante dal timore di eventi dannosi o sfavorevoli.

Iniziamo da una banale definizione presa dal vocabolario di Google. Se siete già alla terza riga di questo articolo, vuol dire che avete letto le due precedenti e potrete benissimo immaginare di cosa si parlerà. 

Nel sabato di SPA-Francorchamps del campionato di Formula 2 2019 abbiamo visto una vita spezzarsi. In modo crudo e crudele.
Quello che però mi ha più colpito è stato il tam tam sui social relativo alla pubblicazione di video e immagini relative all’incidente. Ognuno è responsabile di ciò che scrive sulle varie piattaforme del web e di ciò che condivide sui propri canali social. Quindi, che lo si faccia per spavalderia, per diffondere informazioni o semplicemente per fare qualche like, resta a carico di ognuno la responsabilità di quello che viene diffuso.

Io stesso mi sono trovato in una discussione relativa alla divulgazione del video del brutale crash di SPA. Ma non per i contenuti, per i modi. Fermo restando il fatto che trovo insensato condividere le immagini di un giovane di 22 anni che perde la vita. 

Poi però mi sono chiesto: perchè quando morirono Villeneuve, Pasolini, Saarinen, Williamson, Ratzenberger e Senna (giusto per citarne alcuni) non c’era questa forma di ‘rispetto’ o di ‘censura volontaria’ delle immagini? 

E qui torna in gioco la definizione di inizio articolo. Forse di fronte a determinati eventi mostriamo un pò di ipocrisia o di esagerata apprensione. Sappiamo come funziona e sappiamo che può succedere e, fortunatamente, succede sempre meno. Negli anni passati vedevamo piloti perdere la vita con una frequenza impressionante. 

E non c’erano Consigli di sicurezza, Consigli dei piloti e Comitati di esperti pronti a studiare le migliori soluzioni per la sicurezza. Ma si correva lo stesso. E si moriva. 

Le immagini degli incidenti venivano diffuse nei TG, nei programmi di approfondimento sportivo, sui giornali. Se tuttora abbiamo la possibilità di vedere le immagini relative all’incidente di Villeneuve o quelle relative ai soccorsi di Senna, è perchè all’epoca furono diffuse. 

Tutti gli appassionati di Formula 1 o di MotoGP hanno visto almeno una volta le immagini di Ratzenberger disteso accanto alla Simtek durante un tentativo di rianimazione, l’estrazione di Senna dall’abitacolo della sua Williams ed il successivo tentativo di rianimazione, il corpo di Pasolini in mezzo alle balle di fieno che fungevano da protezione. 

E che dire di Purley che cercava di tirare Williamson fuori dalla monoposto in fiamme? Tutto ripreso in diretta, la morte di un giovane pilota divorato dalle fiamme è stata vista in diretta in tutto il mondo.  

E queste righe sono state scritte proprio a qualche giorno dalla scomparsa di Paulo Goncalves, veterano della Dakar. I soccorsi prestati a Paulo sono stati filmati dall’elicottero televisivo che, come ogni elicottero regolarmente registrato dalla Direzione Gara, ha nell’equipaggio di bordo un medico proprio per prestare i primi soccorsi ai piloti. Le immagini dei soccorsi sono state rese pubbliche, e gli interessati le hanno potute vedere. Come si faceva tanti anni fa, quando i piloti morivano in pista tra le lacrime e le urla del pubblico. 

Non eravamo più barbari o più ignoranti, eravamo solo meno apprensivi. Si godeva del motorsport, consci del fatto che la medaglia ha due facce. E si guardavano entrambe, sia quella bella, sia quella brutta. Perchè il gioco è questo, e può finire dannatamente male. 

Altrimenti sarebbe come giocare a poker, ma giocare solo le mani vincenti. E senza quel brivido non sarebbe più ‘azzardo’ ma sarebbe un gioco da tavolo come può essere lo Scarabeo (ma solo con le giuste lettere, ovviamente). 

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Immagine in evidenza: ©Monster Energy Honda HRC - Twitter

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