Pagelle Spielberg | E’ la gara dei miracoli, fai attenzione [+ AUDIO]

18 Agosto 2020 - 16:00
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GP Austria 2020

Le pagelle, scritte e lette, del Gran Premio di Spielberg




ANDREA DOVIZIOSO, 10 e lode – Silenzio. Prego voi tutti di non fiatare, giusto per qualche manciata di secondi. Vi imploro di non giudicare giusta o sbagliata la separazione fra Dovizioso e Ducati. Vi scongiuro di non valutare oculata o disastrosa la gestione piloti di Borgo Panigale. Vi supplico di non filosofeggiare sul valore e sul futuro del pilota. Vi chiedo, umilmente, di focalizzarvi sulla prestazione di quel ragazzo di Forlimpopoli che proprio non riesce a scrollarsi di dosso l’etichetta di “secondo”. Quel ragazzo che è arrivato tardi a godersi i frutti della meritocrazia; quel ragazzo che, nonostante la costanza, manca sempre di quel quid per essere un campione. Lo stesso ragazzo che, ora che è grande, ogni tanto si illumina più del solito, e si inventa vittorie all’ultima curva o trionfi in condizioni psicologiche devastanti. Un mezzo miracolo, in un mare di miracoli. L’altra metà, se è, a fine stagione.

JOAN MIR, 9 – Benedicite! Finalmente la concretezza. Tanta spettacolarità nello stile di guida e tanta baldanza nei sorpassi hanno trovato giustizia sotto la bandiera a scacchi. E ciaone a Miller, beffato all’ultima curva, e soprattutto a Rins, in una relazione complicata con la ghiaia.

JACK MILLER, 8 – Dominare a più riprese la gara non è bastato a teletrasportarlo sul gradino più alto. Ma questo podio, frutto di tanta solidità e velocità, sicuramente si piazza sul massimo relativo della sinusoide di risultati a cui l’australiano ci ha spesso abituato. Certo che però un futuro ufficiale Ducati, soprattutto a Spielberg, l’ultima curva non può proprio permettersi di sbagliarla.

BRAD BINDER, 8 – La gioia della vittoria gli ha fatto allungare i festeggiamenti anche al venerdì e al sabato, sparendo completamente dai radar. In gara risorge, recupera e rimonta, entrando sugli avversari (Rossi ne sa qualcosa) senza fare troppi complimenti. Almeno lui, però, restando in piedi. E proponendosi, a suon di punti e prestazioni, come faro da seguire per KTM. Ne vale la pena.

VALENTINO ROSSI, 8 – C’è mancato davvero poco. Questione di un attimo e Valentino, invece che pregarli i Santi, li avrebbe raggiunti lassù in men che non si dica. Un miracolo, una serie irriproducibile di coincidenze, chiamatela come volete. Fatto sta che, dopo quell’abbaglio, ci ha pensato nuovamente il Dottore ad illuminare la giornata di Yamaha, funestata da errori, problemi e vulnerabilità dei piloti tenendo, ancora una volta, un passo da podio. Il tutto alla tenera età di 41 anni + 2 gonadi grandi così.

TAKAAKI NAKAGAMI, 7 – Si conferma sempre più stakanovista della costanza. In tempo di guerra, ogni punto è trincea.

DANILO PETRUCCI, 6 – Danilo, mi costringi a ridimensionare, ancora, le aspettative, e di conseguenza l’incidenza negativa del voto. Altrimenti, altro che 6…

FABIO QUARTARARO, 6 – Ahia, ne ha steccata un’altra. In queste occasioni ricorda tanto Lorenzo: venerdì e sabato mai in testa, uguale, errore o disattenzione in gara. Ed ecco servito il lungo in curva 4, con conseguente discreta rimonta sino alla piazza numero 8. L’assenza di Marquez rimescola sì le carte, ma le rimescola così tanto che alla fine qualcuna si perde.

IKER LECUONA, 6.5 – Stavolta rimane estraneo ad ogni sorta di guaio o incidente, cogliendo ben 7 punti e, forse, facendo partire la sua stagione proprio da qui.

MAVERICK VINALES, 5 – Rendiamo grazie a chi da lassù ci ha tenuto in vita anche Maverick. Sta di fatto che l’incidente scampato è l’unico evento metafisico della sua gara. In positivo. Perché davvero, pare che il #25 abbia una calamita per sfighe. Stavolta la frizione che, bruciata e poi raffreddata, lo fa annegare e poi rispuntare a galla. Gliene capitano di ogni, è vero. Ma sembra che sui problemi, lui, non ci sappia proprio navigare. Ed è come per incanto che, come al solito, la pole del sabato si tramuta in uno sterile 10° posto al traguardo. No, il titolo non si vince così.

ALEIX ESPARGARO, 6 – E’ terribile come Aprilia, in MotoGP ormai da 6 anni, rimanga costantemente la moto peggiore dello schieramento. Sverniciata anche da quella KTM che ora si prende anche il lusso di vincere una gara. E intanto Aleix, tra una dichiarazione pungente e l’intento poco nobile di farsi nemici tutti in pista, la trascina, a stento, a ridosso della top 10. E che vuoi fare di più?

MICHELE PIRRO, 6.5 – Weekend abbastanza convulso per tornare a vestire i panni del titolare. Venerdì e sabato, da bravo collaudatore quale lui è, analizza, studia, e alla domenica, dall’ultima casella, complici anche le cadute, arriva 12°. Top job.

BRADLEY SMITH, 6 – Spettacolare la ripartenza in gara 2, da 17° a 11°. Poi si adegua alla velocità di crociera e porta a casa il bottino.

ALEX MARQUEZ, 5.5 – Anche Alex balza splendidamente in avanti alla ripartenza, entrando addirittura in piena top 10. E’ inevitabile, ma non troppo, il declino nel prosieguo. Un declino che è sempre più evidente anche nei risultati dell’intera Honda, sempre più orfana di Marc.

CAL CRUTCHLOW, 4.5 – Prima l’infortunio, poi la Honda che non vuole andare, poi errori con il cambio. Questo 2020 non s’ha proprio da fa’, Cal.

TITO RABAT, 5 – Inserire commento a caso tanto la sostanza non cambia.

STEFAN BRADL, 5 – Mamma, non stare in pensiero per me! È bellissimo qui, mi hanno mandato in Val di…Stiria!“. “A far che cosa?!“. Ad arrivare ultimo.

ALEX RINS, 4 – Avesse vinto, sarebbe stata una delle vittorie più belle e sofferte di sempre, alla faccia della frattura all’omero. E invece, ancora una volta, giù. A diventare tutt’uno col pietrisco austriaco. E ad allontanare, nuovamente, la consacrazione a “campione”.

POL ESPARGARO, 5 – A furia di allargare, le brache cascano. Ma Pol sembra un tantinello poco recettivo nel comprenderlo. E quindi: vada barista, un altro giro di 0! E pensare che, in gara 1, stava dominando. E poi, l’ennesimo spreco.

MIGUEL OLIVEIRA, 7 – Il garone lo stava facendo, poi l’incontro ravvicinato del terzo tipo con Espargaro. Posso solo immaginare l’elevato quantitativo di KTM espressi nei secondi successivi al contatto. Ormai il significato della sigla lo conoscete, no?

FRANCO MORBIDELLI, 0 – Tabula rasa. Dimenticare. Ricominciare. Da un weekend dignitosamente decente, da una consapevolezza di poter valere finalmente acquistata e depositata nell’anima. Una immensa gioia vederlo in piedi; un tremendo tuffo al cuore nel vederlo volare, carambolare nell’erba e assistere alla traiettoria impazzita della sua moto; un pizzico di rammarico nel sentirlo definire Zarco “un mezzo assassino“: parole forti, emotive, conseguenza di una situazione che sarebbe potuta andare molto, molto peggio. Un miracolo che sia andata bene.

JOHANN ZARCO, 0 – Tabula rasa. Dimenticare. Ricominciare. Da un weekend dove avrebbe potuto nuovamente provare a giocarsi il podio, a stare finalmente nelle posizioni che gli competono. Una immensa gioia nel vederlo in piedi; un tremendo tuffo al cuore nel vederlo carambolare nella ghiaia; un pizzico di rammarico nel vederlo coinvolto, nuovamente, in una controversia o un incidente. Non sono un pilota, non posso esprimere pareri tecnici: è lapalissiano, però, che la traiettoria di Johann fosse innaturale, che a causa della conformazione della pista sia stato sbalzato dall’altra parte e che tutto questo abbia, inevitabilmente, portato alla collisione con Morbidelli, senza però che il #5 abbia rallentato prima. Sarebbe potuta andare molto, molto peggio. Ma la crocefissione di Zarco, per quanto appagante per molti, è inutile, deleteria e corrosiva. Non lo è, invece, quella del Red Bull Ring, luogo di gare sempre spettacolari ma, al netto dei fatti, luogo poco sicuro e necessario di severe modifiche. Un miracolo che sia andata bene.

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Immagine in evidenza: © motogp.com

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