Cool down lap | Imola 2024

Cosa ci ha suggerito, per quanto riguarda i primi tre team, la prima visita italiana

A Imola ha vinto Max Verstappen. Sai che novità. E però, le indicazioni di Miami hanno sortito delle conferme che si sono potute apprezzare anche sul circuito intitolato a Enzo e Dino Ferrari, dove le anime di Ayrton Senna e Roland Ratzenberger aleggiano da ormai trent’anni, e dove Sebastian Vettel ha organizzato un tributo degno del loro lascito, per tutto ciò che è venuto e ciò che verrà.

Se a Miami non è stato semplice, per il tre volte campione olandese, che nel corso del fine settimana ha anche partecipato alla 24 ore del Nürburgring con la sua squadra virtuale, contribuendo al successo con uno stint tra il sabato di qualifica e la domenica di gara, in Romagna è stato un vero e proprio capolavoro, perché la Red Bull di Imola – vincente a differenza di due settimane fa – sin dal venerdì ha dimostrato di non avere completamente la situazione tra le proprie mani, e se è vero che la macchina, il sabato, era già un’altra cosa, non è blasfemia dire che la scia di Hülkenberg nell’ultimo tentativo del Q3 sia stata importante per portare a casa la settima pole position consecutiva su sette appuntamenti, e di conseguenza anche il successo di tappa, il quinto. Non è stata determinante, perché il giro non è stato fatto solo sul dritto, ma neanche trascurabile.

La corsa, poi, è stata particolare, e come ha detto Christian Horner la si può dividere in due parti: quella iniziale, possiamo dire per i suoi tre quarti, che ha visto Verstappen, con gomme medie, conservare la testa e poi creare un margine di sicurezza sin dalle prime battute, e quella finale, che con pneumatici hard ha favorito un recupero sensazionale da parte di Lando Norris, che dopo aver bleffato alla radio poco prima ha iniziato a martellare tempi inavvicinabili per la macchina numero 1 di Max, in evidente difficoltà, e si è portato a tiro di DRS nelle ultimissime fasi della corsa, che però è finita quando tutti, tranne chi sappiamo, volevano che continuasse per qualche altro giro, forse uno solo, forse di più, perché a Imola agganciarsi è un discorso, sorpassare un altro, considerato che la (unica) zona di attivazione DRS è stata persino ridotta.

Per Verstappen, poi, c’era un altro fatto che gli ha causato non poco stress: i track limits, che l’olandese aveva già superato per tre volte, con conseguente esposizione della bandiera bianca e nera ben prima che la gara giungesse alla sua metà. Con Norris a meno di cinque secondi, un solo errore si sarebbe rivelato fatale, ma anche in questo caso, tra Verstappen e la parola errore, quando conta, il rapporto è praticamente inesistente. E quindi giù il cappello. E però, con questo andazzo, non sarà sempre domenica.

l’ironia di @OscarPiastri su X.

O meglio, per le corse, quelle vere, a meno di strambe trovate della Federazione e\o di Liberty Media, sarà sempre quel giorno, ma scherzi a parte, Verstappen può (potrà) arrivare fino a un certo punto. Gli aggiornamenti della McLaren si stanno rivelando una vera spina nel fianco, e quelli deliberati dalla Ferrari – malgrado avesse due squadre diverse davanti, con Leclerc terzo e Sainz quinto alle spalle di Oscar Piastri dopo una valutazione sbagliata degli strateghi di Maranello (posto che tenere dietro l’australiano, con sangue italiano per i suoi 3\16, non sarebbe stato semplice) – hanno sicuramente del potenziale inespresso che, tuttavia, si è già affacciato alla finestra. Se ci pensate, il ritmo della rossa di Leclerc e della RB20 di Max, nel secondo stint, è stato praticamente identico, e se proprio dobbiamo cercare un vincitore, nel secondo stint la SF-24 è stata leggermente meglio della vettura di Waché e soci.

Insomma, a Imola, nel complesso, la vettura più veloce è stata la McLaren. Su questo non ci sono e non ci devono essere dubbi. È una fase del campionato, questa, che vive su equilibri sottilissimi, con tre squadre che, se fanno bene i compiti, possono vincere, con una di queste, ovviamente Red Bull, che può contare su chi i campionati li ha già portati a casa, su un pilota indubbiamente formidabile, che quella macchina la sente come nessuno. E questo, attenzione, non toglie niente alle qualità di Leclerc e Norris, ma è un dato di fatto che il Verstappen di questa epoca è, e sarà considerato, uno dei più forti della storia.

E ora Monaco, già questa domenica (venerdì, e non più giovedì, con le prove libere), pista che più atipica non si può, stretta, tortuosa, ricca di storia con, in successione, la curva più lenta del mondiale, quella della Vecchia Stazione, ma che ha millemila altri nomi, e una delle più veloci, che passa sotto un tunnel. Il Gran Premio più famoso per chi la F1 non la guarda, ma anche per chi lo fa, il circuito più vecchio del campionato, essendo una strada che, tra le sessioni, viene aperta alla viabilità ordinaria, con i commissari più abili e un fascino tutto suo. Un Gran Premio giunto alla sua settantesima edizione (sono 81, inclusa quella di quest’anno, se consideriamo le gare del campionato europeo di automobilismo, precursore della odierna Formula 1, e quelle che a un campionato nemmeno appartenevano), che c’è sempre stato, tranne nel 1951, 1953, 1954 e nell’anno COVID per eccellenza, il 2020, e che, anche se non si sorpassa, ne vale sempre la pena. Gara di casa per Leclerc, di “casa” per Verstappen e Norris, visto che risiedono nel Principato come molti. Non ci resta che aspettare, solo qualche giorno, per vedere se sarà Casa o casa a vincere. O, magari, qualcuno in villeggiatura.

Immagine in evidenza: © @redbullracing X profile

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Autore

Davide Attanasio
Ragazzo di venti anni che prova a scrivere di macchine, che girando a velocità folli per tutto il mondo fanno battere il cuore e vibrare l'anima

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