Sguardo al Passato | La nascita e l’affermazione del ‘Torpedo’ Kvyat

24 Settembre 2020 - 8:00
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La carriera in Formula 1 di Daniil Kvyat è facilmente paragonabile alle montagne russe: momenti di alto livello all’inizio per poi scendere più volte in picchiata, per errori suoi in pista e decisioni drastiche nei suoi confronti che lo hanno portato anche fuori dal Circus iridato, prima del ritorno avvenuto nel 2019 con tanto di podio conquistato in Germania, per una nuova risalita in questa giostra immaginaria.

Il pilota russo ha avuto un’ascesa iniziata nel 2013, quando ha vinto il campionato di GP3 Series all’ultima gara. Ciò gli apre le porte della Formula 1, con Helmut Marko che decide di promuoverlo dal Red Bull Junior Team direttamente in Toro Rosso per il 2014. Nella sua prima stagione in Formula 1 Kvyat convince con delle buone prestazioni, soprattutto in qualifica, e nonostante abbia concluso la stagione al 15° posto con soli 8 punti, la Red Bull decide di puntare su di lui per il 2015 per sostituire il partente Sebastian Vettel, scartando così il suo compagno di squadra alla Toro Rosso Jean-Eric Vergne che terminerà lì la sua esperienza in Formula 1.

Per la Red Bull il 2015 è stata una stagione avara di soddisfazioni, ma Kvyat riesce comunque a disputare un buon campionato chiudendo al settimo posto con 95 punti, davanti al suo compagno di squadra Daniel Ricciardo, e con il secondo posto nella gara pazza in Ungheria come ciliegina sulla torta alla sua buona stagione. La sua ascesa sembra continuare senza problemi.

Il 2016 si rivelerà un anno chiave della sua carriera. Il terzo appuntamento stagionale in Cina vede Kvyat scattare dalla sesta posizione in griglia di partenza. Il russo parte bene e prende la scia della Ferrari di Vettel, andando poi a prendere la corda della lunga prima curva a destra. Davanti, Kimi Raikkonen con l’altra Ferrari è costretto ad un bloccaggio per evitare di tamponare Nico Rosberg, che al via ha perso la prima posizione a vantaggio di Ricciardo.

Nel bloccaggio Raikkonen inevitabilmente si allarga verso sinistra, con Vettel che lo affianca sfruttando lo spazio lasciato libero dal finlandese. Kvyat, invece, tiene giù e percorre la curva interamente alla corda seguendo la linea del cordolo interno. I tre sono praticamente affiancati, Vettel si ritrova in mezzo e appena vede sbucare Kvyat alla sua destra ha una reazione immediata che gli fa alzare il piede, andando poi inavvertitamente a tamponare il suo compagno di squadra Raikkonen, che a sua volta non ha lasciato l’acceleratore ed ha danneggiato la sua ala anteriore andando poi a toccare Kvyat dopo il colpo subito dal tedesco.

Un incidente di gara che non compromette la gara di Vettel e Kvyat che taglieranno il traguardo in seconda e terza posizione. Quanto successo al via, però, a Vettel non va giù e nel retro podio lo fa notare al pilota della Red Bull, con le telecamere che iniziano a riprendere la scena proprio quando Vettel rivolge a Kvyat una frase destinata a rimanere iconica nell’immaginario collettivo: “You are came in like a torpedo!” (“Sei sbucato come un siluro!”). Frase che in futuro diventerà un’etichetta gigante sul povero Kvyat, che in quel momento risponde a Vettel con un po’ di strafottenza dicendo “That’s racing!”, ma Vettel non ci sta e risponde a tono, facendogli notare quello che ha dovuto fare per evitarlo, il tutto mentre il vincitore della gara Rosberg si disseta in tutta tranquillità.

Kvyat non sa che quello per lui è l’inizio della fine. Dopo la Cina si corre in Russia, a Sochi, ed è proprio nella sua gara di casa che si compie la consacrazione del Torpedo Kvyat. Daniil parte dall’ottava posizione proprio alle spalle di Vettel, retrocesso di 5 posizioni per la sostituzione del cambio sulla sua Ferrari.

I due arrivano alla frenata della curva 2 con Vettel davanti a Kvyat, che sbaglia il punto di frenata e va a tamponare il tedesco. I due proseguono per la lunga curva tre a sinistra, e ancora una volta Kvyat tampona Vettel! Al secondo contatto il pilota della Ferrari perde il controllo della sua vettura e finisce contro il muro, sfogandosi in un team radio anch’esso divenuto memorabile.

Due incidenti nel giro di tre curve nella sua gara di casa, per di più con lo stesso pilota che nella gara precedente lo aveva apostrofato in quel modo, con quel Torpedo che da lì in poi accompagnerà Kvyat lungo tutta la sua carriera, ritrovandosi il popolo del web (che non dimentica mai nulla) e i critici che ad ogni errore non perdono l’occasione di affibbiargli quell’appellativo scomodo.

Un’etichetta che è stata un punto di picchiata della sua carriera da montagne russe, visto che dopo gli incidenti avvenuti in Russia c’è stata la sua retrocessione in Toro Rosso prima di rimanere fuori dalla Formula 1 per il 2018. Ma Daniil ha dimostrato di essere duro a morire, e una volta avuta la possibilità di tornare in pista nel 2019 con la Toro Rosso ha saputo rilanciarsi, con alcune buone prestazioni e il terzo posto conquistato ad Hockenheim come nuova risalita verso l’alto della sua montagna russa. Una giostra che forse è infinita, ma che ha avuto in quel Torpedo uno dei punti più bassi del suo percorso.

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Immagine in evidenza: © Getty Images / Red Bull Content Pool

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