Pagelle Andalucia | Libiamo i lieti manici [+ AUDIO]

30 Luglio 2020 - 16:08
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GP Andalusia 2020

Le pagelle, scritte e lette, del Gran Premio di Andalucia




FABIO QUARTARARO, 10 e lode – Un pizzico di imprendibilità in solitaria di Pedrosa; una spruzzata di eleganza in piega di Lorenzo; un goccio di spensieratezza e trimonaggine del primo Valentino; una foglia di velocità pura di Stoner. Fatto? Ora prendete il tutto, shakerate e bevete tutto d’un sorso. Con la premura di dimenticarvi tutto quello che avete appena deglutito. Come il miglior Long Island, come il più forte degli AK-47. Pensate a Quartararo come una perla nuova, rara, candida ma al tempo stesso diabolica, un gran pilota da osservare, ammirare ed infine lodare. E chissenefrega se ci sia o meno Marquez in pista. Lui, imperterrito, continua a sperimentare, migliorare e incantare. Al di là di ogni passaggio di consegne, di tutte le sovrastrutture del caso: libiamo un gran manico, col sorriso sulla faccia.

MAVERICK VINALES, 7.5 – L’anti-Marquez, per un breve periodo anti-Dovizioso, implicitamente anti-Rossi, ora anti-Quartararo. E’ lapalissiano che questo ruolo, oltre a stargli ormai decisamente stretto, gli sia anche piuttosto anti-patico. Perché di talento e velocità ne ha da stra-vendere. Ma perdurare nel fare come l’orologio della piazza, che segna l’orario giusto due volte al giorno, anche basta.

VALENTINO ROSSI, 9 – Se uno, a 41 anni, ha ancora la forza e il disincanto di sovvertire pregiudizi, critiche, consuetudini o addirittura regole matematiche, non c’è altro da fare che inchinarsi, tirarsi poi su e applaudire all’infinito. Perché in Andalucia, “cambiando l’ordine degli addendi, il risultato…è cambiato“. Il Dottore ha portato a termine un’altra delle sue spettacolari operazioni, sapendo sì sfruttare sfortune altrui, ma nel contempo ridisegnando da zero le geometrie della M1 e della sua staccata: profonda, poderosa, definitiva. A tratti metafisica. Secondo o terzo poco cambia: il peso specifico, vuoi o non vuoi, è sempre superiore agli altri. Bentornato.

TAKAAKI NAKAGAMI, 8 – Finalmente levante, come il Sol che da il nome al Giappone. E’ lui a salvare Honda dall’ennesima prestazione incolore, approssimandosi al podio e primeggiando su tanti colleghi ufficiali, sempre però lavorando col “favore delle tenebre“. Settimana scorsa Re dell’anonimato, domenica samurai della concretezza.

JOAN MIR, 7.5 – Alla Suzuki non gliene va bene una in questo inizio di stagione: talmente tanto falcidiata da cadute, infortuni e guai tecnici, che il 5° posto di Mir – per una squadra che dovrebbe quest’anno lottare regolarmente per il podio – è un mezzo miracolo.

ANDREA DOVIZIOSO, 6.5 – Acclarato che Jerez e Ducati non siano proprio come il cacio e i maccheroni, Dovi stavolta non si può proprio lodare. Solamente salvare, per la rimonta quasi obbligata dagli inferi della quinta fila sino ad un magro 6° posto. E invitare a riflettere: lui, la squadra, i vertici: perché se i “clienti” volano e incantano, gli ufficiali arrancano. E l’Iride fugge, otra vez.

POL ESPARGARO, 6.5 – In termini assoluti, un grave passo indietro rispetto al primo weekend spagnolo. In termini relativi, un altro piazzamento a punti.

ALEX MARQUEZ, 7 – Ha solo bisogno di correre, correre e correre. E di crearsi un’identità a sé stante dal fratello, dominatore onnipotente della categoria. Per ora sta mettendo in mostra la costanza, fattore chiave dei suoi due titoli mondiali. Poi verrà la spettacolarità, semmai ce ne sarà bisogno.

JOHANN ZARCO, 6.5 – Perennemente ingolfato a centro classifica. Lontani i tempi in cui faceva il Quartararo della situazione.

ALEX RINS, 8 – Decisamente coriaceo a decidere di voler scendere in pista e terminare la gara. In questa stagione così rivoluzionata, ogni punto è d’oro.

TITO RABAT, 6 – Aspettative ormai ridotte al lumicino per un pilota che, solo qualche anno fa, si portava a casa il titolo mondiale della Moto2.

BRADLEY SMITH, 6.5 – Anche l’inglese aderisce al “Movimento della Costanza“. Unica via, tra l’altro, per dare un senso alle prestazioni di un’Aprilia in crisi nera, a sfumature tricolore e giallo, con sullo sfondo uno Sky tutt’altro che limpido.

CAL CRUTCHLOW, 8 – Messo leggermente peggio di Rins per via dell’intervento, chiude stoicamente a punti dopo aver carezzato l’idea del ritiro in gara.

PECCO BAGNAIA, 9.5 – Ricordate la Gioventù Brucata di settimana scorsa? Il Magikarp che diventa Gyarados? Pecco la trasformazione l’aveva portata a termine, cannando solo in parte la partenza. L’unico a far girare e sbattere la GP20 con classe e arroganza; l’unico a tenere il passo del Diablo là davanti. Finché tutto si è ammutolito. O quasi. Francesco deve ripartire da quel quasi, da quella consapevolezza di poter finalmente respirare l’aria pura dei grandi, di poter ammirare il panorama senza abbandonarsi alle vertigini. Di poter dimostrare, una volta per tutte, che razza di grande pilota è. E chi se le dimentica le imprese con la Mahindra in Moto3…

FRANCO MORBIDELLI, 9 – Stava andando tutto bene, eccezion fatta per la partenza. Il podio era ad ampia portata. E poi, ancora una volta, un guaio. Prima o poi, #andràtuttobene.

BRAD BINDER, 6.5 – Potrei stare ore a magnificare il suo strambo stile di guida munito di ginocchio in apertura alare. Ma bisogna anche badare alla sostanza, che lo vede in terra, dopo una prima parte di gara tutt’altro che esaltante. Peccato, perché al sabato aveva dato, ancora una volta, grande spettacolo.

DANILO PETRUCCI, 5 – Scelgo l’afasia.

JACK MILLER, 5.5 – Ci era un po’ mancato il Jackass scialacquatore, versione “savage“. Un po’ meno a Pramac, Ducati e a tutti i meccanici.

ALEIX ESPARGARO, 5 – Male, male, male, poi lo so…

IKER LECUONA, 5 – …che torno sempre a naufragare qui.

MIGUEL OLIVEIRA, 8 – Il sogno di una gara da protagonista, forte di una pregevolissima 5° piazza in qualifica, si sgretola alla 1 dopo un contatto con Petrucci e, soprattutto, Binder, a detta del portoghese troppo ottimista nell’approccio in curva. C’è tempo per rifarsi.

MARC MARQUEZ, GG – Solo pochi giorni fa si discuteva sull’eventualità di rivederlo in azione fra 2/3 gran premi. Lui ha voluto sfidare, ancora una volta, la sorte, l’usuale e, primo fra tutti, se stesso. E’ sceso in pista, ci ha provato fino al sabato, poi ha detto stop. Non è un santo, non è un demone. E’, “semplicemente”, un pilota che ha voluto confermare, ribadire e cementare il suo status di fenomeno. Amen.

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Immagine in evidenza: © yamahamotogp.com

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