Fastback | GP Malesia 1999: la vittoria di Irvine nel giorno del rientro di Schumacher

23 Marzo 2014 - 21:05
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Il Gran Premio della Malesia è il penultimo appuntamento della stagione 1999. Il Circus della Formula 1, per la prima volta nella sua storia, fa tappa in Malesia, nel nuovissimo tracciato di Sepang. Un Gran Premo ricco di contenuti storici, dove Eddie Irvine e Mika Hakkinen si sono giocati una grossa fetta del mondiale 1999. La Ferrari, proprio per aiutare Irvine nella lotta al titolo con Hakkinen, riportò in pista Michael Schumacher dopo il bruttissimo incidente di Silverstone, dove il tedesco si procurò una frattura alla gamba. Schumacher rimase fuori per sei Gran Premi e la Malesia segnò il rientro in pista dell’allora due volte Campione del Mondo. Al contrario delle previsioni, che parlavano di uno Schumacher fuori forma, il tedesco conquistò la pole position di quel weekend, rifilando, incredibilmente, un secondo al proprio compagno di scuderia. In terza posizione si piazzò David Coulthard, seguito da Mika Hakkinen, Johnny Herbert, Rubens Barrichello, Alexander Wurz, Ralf Schumacher, Damon Hill e Jacques Villeneuve. Male gli italiani, con Giancarlo Fisichella, Alex Zanardi, Jarno Trulli e Luca Badoer rispettivamente in undicesima, sedicesima, diciottesima e ventunesima posizione.

GARA – Al via Schumacher e Irvine mantennero la testa della corsa, seguiti rispettivamente da Coulthard e Hakkinen. Il pilota inglese della McLaren, nel tentativo di aiutare il compagno di squadra, cercò di lasciare aperta la strada nel corso del primo giro, con Hakkinen che però non riuscì a sfruttare l’opportunità concessagli dal compagno. Le posizioni di Coulthard e Hakkinen rimasero quindi invariate, con l’inglese in terza piazza e il finlandese subito alle sue spalle. Nonostante le condizioni precarie e un’assenza dai campi di gara lunga sei Gran Premi, Schumacher impresse alla gara un ritmo quasi forsennato, salvo poi mollare l’acceleratore nel corso del quarto giro. Come annunciato da lui stesso in conferenza stampa, il tedesco fece avvicinare Irvine e lo lasciò passare nel corso del quinto giro, piazzandosi davanti alle McLaren con l’obiettivo di fare blocco. Inizialmente questo gioco non diede i frutti sperati, visto che Coulthard, con un gran sorpasso nel corso del sesto giro, si prese con forza la seconda posizione del pilota tedesco. Non dando troppa importanza a questo piccolo inconveniente, Schumacher si piazzò davanti ad Hakkinen, rallentando il pilota finlandese per tutta la prima parte di gara. Irvine, sfruttando il blocco del compagno di team, riuscì a mettere tra se e Mika un distacco molto largo, che gli permise di affrontare la prima parte di gara con una relativa tranquillità.

Al quattordicesimo giro arrivò per il colpo di scena: a causa di un problema elettronico alla propria McLaren, David Coulthard dovette parcheggiare la propria vettura a bordo pista. Un ritiro che riconsegnò la seconda posizione Schumacher.

La situazione apparve subito chiara: Schumacher, non avendo più Coulthard davanti, cominciò a rallentare il proprio ritmo, bloccando in maniera netta la corsa di Hakkinen. Il finlandese, nonostante il passo ridotto del ferrarista, non riuscì mai a sferrare un attacco deciso a Schumacher, rimanendo bloccato per l’intera durata della gara. Irvine sfruttò questo particolare, mettendo tra se e Schumacher una quindicina di secondi. Al contrario di Hakkinen e Irvine, Schumacher, durante il primo pit stop, imbarcò una maggiore quantità di carburante, con la sua sosta che si aggirò sui circa 10 secondi. Questo particolare, ai fini della strategia, risultò molto importante, perchè Schumacher concluse la propria corsa con un solo pit stop, ammazzando definitivamente la gara del pilota della McLaren. Dopo il primo valzer di soste, le posizioni di testa rimasero invariate, con Irvine che comandava su Schumacher e Hakkinen. Lo scozzese poteva vantare un distacco sul compagno pari a 10 secondi, troppo poco per restare tranquilli in previsione del secondo pit. Il tedesco, quindi, ricominciò il gioco attuato nel primo stint, rallentando il proprio passo e bloccando la corsa del finlandese.

Eddie, poco prima del suo secondo e ultimo pit stop, accumulò un vantaggio sul duo inseguitore pari a circa 20 secondi, troppo poco per restare in testa anche dopo la propria sosta. La quantità di carburante, però, non gli permise di allungare il proprio stint di gara, con lo scozzese che rientrò in pit lane durante il quarantunesimo passaggio. Con Schumacher avviato verso la bandiera a scacchi, la grande incognita del muretto Ferrari era la posizione di Hakkinen: lo scozzese, inizialmente, non rientrò subito ai box, rimanendo in pista per altri sei giri. Se Hakkinen si sarebbe allineato alla strategia del tedesco, le speranze iridate di Irvine si sarebbero definitivamente spente. In realtà non andò così, visto che dopo sei tornate anche l’alfiere della McLaren tornò ai box per effettuare il proprio secondo e ultimo rabbocco di carburante. La classifica, dopo il secondo stop del finlandese, era così composta: Schumacher, Irvine, Herbert e Hakkinen. Nonostante le gomme nuove, Irvine non riuscì a tenere il passo del tedesco, con Schumacher che riuscì addirittura ad incrementare il proprio vantaggio. L’ordine iniziale era però ben chiaro e Schumacher, a quattro giri dalla fine del Gran Premio, fece passare Irvine, cedendogli la vittoria del primo Gran Premio di Malesia.

Nel frattempo Hakkinen, trovandosi addirittura fuori dal podio, mise in scena una bella lotta con Herbert, riuscendolo a passare durante la terzultima tornata. Eddie Irvine tagliò il traguardo per primo, seguito da Michael Schumacher, Mika Hakkinen, Johnny Herbert e Rubens Barrichello. Grazie a questa vittoria, unita al terzo posto del pilota finlandese, Irvine scavalcò Hakkinen nella classifica generale, portandosi davanti al finlandese di quattro punti a un solo GP dalla fine (Suzuka).

I colpi di scena non finirono però qui: i ferraristi Eddie Irvine e Michael Schumacher, primi e secondi sul podio, dopo le verifiche tecniche di fine gara vennero inizialmente squalificati per una presunta irregolarità riscontrata nelle dimensioni dei deviatori di flusso delle loro F399. Questi particolari tecnici, introdotti dalla Ferrari nel precedente appuntamento del Nurburgring, erano caratterizzati alla base da un profilo orizzontale “a coltello”, che i commissari malesi ritennero fuorilegge in quanto trovato più corto di dieci millimetri rispetto al regolamento vigente.

Questa decisione decretò Mika Hakkinen vincitore del Gran Premio di Malesia 1999, con Herbert e Barrichello a completare il podio. Inoltre, proprio per via della squalifica, Hakkinen portò il proprio vantaggio su Irvine a 12 punti, conquistando matematicamente il titolo mondiale. Il ricorso della Ferrari, presentato una settimana dopo il GP, riportò il duo ferrarista al comando, rinviando i giochi iridati nell’ultimo appuntamento in Giappone. Ancora oggi alcune voci di corridoio rivelano che la Ferrari sfruttò durante quel week-end un controllo di trazione sulla vettura di Schumacher. Il passo del tedesco, unito alle sue precarie condizioni tecniche e fisiche, sollevò qualche dubbio a favore di questa tesi, con quest’ultima che però non ha mai trovato riscontri reali. Ancora oggi si porta avanti l’idea che la squalifica del deflettore, in realtà, fu solo una montatura per coprire il software di gestione della trazione installato sulla Ferrari F399 del tedesco.

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Immagine in evidenza: © Scuderia Ferrari / Official Twitter Page

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