Time Attack – McLaren al top, non più un GP2 Engine. Ferrari guadagna tanto, Mercedes sui tempi 2017

13 Ottobre 2019 - 17:13
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GP Giappone 2019

Come il tifone, a Woking mettono il turbo guadagnando oltre due secondi in una sola stagione. Bene la Rossa, peggiorano i campioni




Esclusivamente (speriamo) per questo Gran Premio del Giappone 2019, il classico appuntamento con Time Attack arriva dopo la gara. A causa delle qualifiche disputate in piena notte italiana, l’analisi non poteva che uscire a scoppio ritardato.

Quella del Giappone sarà un analisi molto particolare dato che nelle ultime tre edizioni, abbiamo assistito a tre differenti condizioni della pista, le quali hanno influenzato in modo differente le prestazioni finali. Se nel 2017 le qualifiche si sono disputate in modo “tradizionale”, nel 2018, una leggera pioggia a inizio Q3 ha creato un po’ di caos e alterato i valori della pista per la sessione finale. Quest’anno, invece, a causa della pioggia torrenziale di sabato e del forte vento causato dal tifone Hagibis, la pista è stata completamente pulita per le qualifiche. Inoltre, il forte vento a circa 20/30 km/h ha influito notevolmente sulla prestazione finale.

A causa di queste vari rimescolamenti delle carte in gioco, i valori presi in considerazione potrebbero non rispecchiare il reale miglioramento.

Uno dei valori veritieri che possiamo prendere in considerazione con certezza è quello della McLaren. L’ottimo lavoro effettuato a Woking nel corso di questa stagione trova conferme anche a Suzuka, con la vettura 2019 che in un solo anno è passata dalla doppia esclusione nel Q1 alla doppia qualificazione nel Q3. Questo balzo in avanti ha portato le vetture papaya a guadagnare 2.2 secondi in soli dodici mesi, rispetto alle sorelle maggiori della passata stagione.

Il team che si piazza al secondo posto è la Ferrari che in un anno ha guadagnato ben 1.5 secondi. Il paragone dei tempi è però irreale dato che quello preso in considerazione nel 2018 è riferito al Q2. Se facessimo un confronto tra i Q2 della passata stagione e quello di quest’anno, la Rossa avrebbe comunque guadagnato quattro decimi. Il tempo di quest’anno però è anche il nuovo record della pista e questo può dare una conferma del miglioramento della SF90 rispetto alle vetture precedenti, dato che nel passato recente Suzuka è sempre stato un circuito sfavorevole alle monoposto di Maranello.

Terzo posto per la Toro Rosso che nonostante sia nel 2018 che nel 2019 abbia raggiunto il Q3, il miglior tempo registrato è sempre quello del Q2 di Pierre Gasly. A distanza di 12 mesi, però, la STR14 ha fatto un passo in avanti di ben un secondo rispetto alla STR13.

Poco meno di un secondo è invece il passo in avanti della sorella maggiore, ovvero della Red Bull. Anche se nel 2018 Verstappen partì 3°, mentre quest’anno è scattato dal 5° posto, la RB15 ha limato di 998 millesimi quanto fatto un anno fa, anche se nel Q2. Di certo gli aggiornamenti al motore Honda hanno contribuito sicuramente a fare un passo in avanti, anche nel caso di un tempo migliore nel Q3 dello scorso anno.

Quinto posto per la Renault che lo scorso anno partiva 13a e 16a con Sainz e Hulkenberg, mentre quest’anno è scattata 15a e 16a con Hulk e Ricciardo. Le posizioni sono pressoché simili, ma il miglioramento quantificabile dal lavoro svolto a Enstone si attesta sui sei decimi circa. Un passo in avanti che però non basta per migliorare le prestazioni della “giallona” nel Sol Levante.

Anche per quanto riguarda la Haas i tempi più veloci nelle sessioni di qualifica 2018 e 2019 sono arrivati nel Q2. Nonostante l’accesso al Q3, Romain Grosjean non ha ottenuto in nessuno dei due casi quel miglioramento che ci si aspetta nella fase finale. Nonostante il passaggio dal quinto posto in griglia dello scorso anno al decimo di oggi, la Haas ha tagliato di mezzo secondo la prestazione in un solo anno.

Ancora una gara da bassa classifica per la Mercedes che, dopo cinque anni di dominio incontrastato, perde la pole position in uno dei circuiti a lei più favorevoli. Il guadagno rispetto al 2018 è di poco più di quattro decimi e mezzo, ma questo passo in avanti porta la W10 sui tempi ottenuti due anni fa con la W08, quando Lewis Hamilton segnò il record della pista battuto dalla pole di Vettel di oggi. Un miglioramento che potrebbe essere anche un peggioramento, se nel Q3 di un anno fa non ci fosse stato il leggero scroscio di pioggia.

L’assottigliamento di quattro decimi e mezzo non porta tanti benefici nemmeno all’Alfa Romeo. Se lo scorso anno il miglior tempo era stato ottenuto nel Q1 da Charles Leclerc (ottavo crono), quest’anno il tempo più veloce ha concesso a Giovinazzi di partire in undicesima posizione, proprio come accadde un anno fa al monegasco. Un passo in avanti, quindi, legato solo alla velocità di percorrenza sul giro, ma non al risultato finale.

L’ultimo dei team a progredire è Racing Point. Nonostante quest’anno Perez sia stato eliminato nel Q1 e Stroll nel Q2, mentre la passata stagione i due piloti Force India ottennero il pass per il Q3, le vetture rosa hanno guadagnato due decimi.

A chiudere la classifica è la Williams che, dopo diverse gare in positivo, questa volta ha perso mezzo decimo rispetto al miglior tempo della passata stagione. Un anno fa Stroll riuscì a strappare il passaggio nel Q2, mentre con un tempo pressoché simile, quest’anno Russell è partito 18°.

Nel complesso caos delle qualifiche nipponiche, nel corso di due anni è l’Alfa Romeo il team che ha fatto il passo in avanti più lungo. Segue la Toro Rosso e a breve distanza la McLaren. Tra i top team il miglior è la Ferrari con oltre 7 decimi, mentre la Mercedes ha mantenuto i tempi di 24 mesi fa. Gli unici a peggiorare sono Racing Point e Williams, entrambe passate dal Q3 2017 al Q1 2019.

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Immagine in evidenza: © McLaren Twitter

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