Fastback | F1, GP USA Ovest 1980: primo successo di Piquet e la fine della carriera di Regazzoni

© CBS Sports - Long Beach Grand Prix 1980

Nel quarto appuntamento del 1980, un dominante Piquet stracciò gli avversari conquistando la prima pole e vittoria, mentre si chiuse la carriera di Regazzoni.

È il 30 marzo 1980. La Formula 1 si appresta a tornare in pista dopo quasi un mese di pausa dall’ultimo Gran Premio, quello del Sudafrica che aveva visto il secondo successo stagionale consecutivo di René Arnoux e della sua Renault RE20.

Le novità

In queste quattro settimane trascorse, molti furono gli interventi da parte dei team per migliorarsi dopo le prime tre gare stagionali. Quello più importante fu il lavoro svolto dalla Ferrari, campione del mondo in carica, la quale arrivava da cinque ritiri e un sedicesimo posto di Villeneuve come miglior risultato.

A livello regolamentare, invece, la FISA (la Federazione che gestiva la categoria, prima del ritorno della FIA nel 1993) abolì definitivamente le minigonne dalla stagione successiva. Una decisione presa per aumentare ancora una volta la sicurezza delle monoposto in pista. La stessa introdusse, a partire da questa gara, la griglia di partenza a file da due vetture sfalsate.

Tra le novità tecniche si trova anche l’importante adozione dei trasponder sulle monoposto, i quali permisero di cronometrare i tempi in tempo reale. Questi, usati in via sperimentale, portarono la precisione al millesimo di secondo nella rilevazione dei tempi.

Pre-gara

Quello che sta per andare in scena è il quarto appuntamento della stagione dei 30 anni del campionato. Siamo in un’assolata Long Beach, per il Gran Premio degli Stati Uniti Ovest. Un clima nettamente diverso a quello che aveva colpito la città californiana poche settimane prima. Una violenta tempesta si era abbattuta sulla zona, creando ulteriori danni a quelli economici che già colpivano il circuito.

Oltre al ritorno della Ferrari, grazie alle modifiche apportate alla Lotus prima di questa gara, ci si aspettava una buona prestazione dal team inglese, sotto l’occhio di tutti per il festeggiamento dei 100 GP di Mario Andretti. La squadra, infatti, nelle prime tre gare aveva portato a casa solo un secondo posto con Elio de Angelis e ben quattro ritiri.

Qualifiche

Nella prima sessione di qualifiche, svoltesi al sabato, Didier Pironi aveva ottenuto la pole position provvisoria, che sarebbe valsa alla Ligier la sua sesta partenza al palo nella storia. Il francese aveva regolato tutti con il tempo di 1:19.305, rifilando almeno un decimo a tutta la concorrenza, con Jones e Piquet a 125 e 261 millesimi di ritardo.

La mattina della domenica, però, il brasiliano della Brabham ha dato il meglio di sé registrando il tempo di 1:17.694, rifilando ben un secondo a tutta la concorrenza. Il primo degli inseguitori, René Arnoux, fu distanziato di 995 millesimi. Una prima pole per il sudamericano sicuramente fuori dal coro. Didier Pironi, che invece era risultato il più veloce al sabato, non riuscì ad andare oltre il nono tempo, precedendo il decimo di Gilles Villenueve. La Ferrari, in questa occasione, ottenne il peggior risultato in griglia di tutta la stagione fino a quel momento.

Gara

Poche ore prima del via, durante il warm-up Nelson Piquet ebbe un incidente con la Tyrrell di Derek Daly, la quale fece da rampa di lancio alla Brabham del brasiliano. La vettura riportò dei danni, ma il team capitanato da Bernie Ecclestone decise comunque di portare in pista la monoposto della pole, lasciando parcheggiato il muletto.

Al via del Gran Premio Nelson Piquet parte bene e riesce a mantenere la testa della corsa anche dopo la prima curva, mentre Depailler con l’Alfa Romeo tenta di sopravanzare la Renault di René Arnoux. Intanto il primo ritiro della gara si verifica a pochi metri dal via. Si tratta di Ricardo Zunino, il secondo pilota della Brabham, finito contro le barriere esterne precedentemente l’approccio di curva 1. Insieme a lui anche Mario Andretti fu costretto al ritiro, chiudendo il suo 100° GP dopo poche centinaia di metri.

Tra i primi abbandoni ci fu anche quello di Jan Lammers che si trovava ai piedi del podio nelle prime fasi, ma fu costretto a tornare ai box al termine del primo giro a causa di un problema alla trasmissione.

Al terzo giro René Arnoux provò a sbarazzarsi dell’Alfa Romeo davanti a lui, durante l’approccio in curva uno. Il tentativo non andato a segnò portò il francese a perdere una posizione a vantaggio di Alan Jones con la Williams.

L’incidente al terzo giro

Negli ultimi metri della stessa tornata, un maxi incidente coinvolse Bruno Giacomelli, che occupava la quinta piazza con la sua Alfa Romeo, e Carlos Reutemann. Tra i coinvolti anche Jody Scheckter, Eddie Cheever Jean-Pierre Jarier ed Elio de Angelis. Gli ultimi due, insieme all’argentino della Williams, furono costretti al ritiro.

La carambola portò quasi a un blocco completo della pista nel secondo tornantino del tracciato. Con questo rimescolamento della carte ne approfittarono Riccardo Patrese e Gilles Villeneuve portatisi all’interno della zona punti al quinto e sesto posto. I due si scambiarono di posizione pochi minuti dopo.

Con l’avanzamento della gara, a poco dalla conclusione del primo quarto della corsa, Alan Jones sopravanza anche Patrick Depailler per la seconda posizione. Il pilota dell’Alfa Romeo stava soffrendo qualche problema di aderenza alla sua vettura in curva.

Dopo aver perso la posizione, il francese riuscì comunque a rimanere attaccato all’australiano, mentre alle loro spalle Villeneuve aveva preso e passato Arnoux per il quarto posto.

Mentre da un lato Villeneuve e Patrese continuavano la loro rimonta, dall’altro i francesi Depailler e Arnoux perdevano posizioni, scendendo pian piano fuori dalla zona punti. Il crollo del transalpino dell’Alfa Romeo ha avuto fine con la rottura di una sospensione a metà gara.

Il crollo dei grandi

Dopo la ripida discesa dei due piloti che si trovavano alle spalle di Piquet, ovvero Depailler e Arnoux, anche altri dovettero perdere posizioni e poi sparire dalla classifica.

Il primo fu Gilles Villeneuve, il quale poco prima di metà gara iniziò ad accusare noie al cambio. Questi problemi portarono la Ferrari del canadese a fermarsi definitivamente ai box al termine del 46° giro in gara. I problemi della Rossa permisero quindi a Riccardo Patrese di issarsi al terzo posto.

Pochi secondi dopo, però, un altro colpo di scena cambiò le sorti della gara. Bruno Giacomelli, in uscita dai box, ebbe un frainteso con Alan Jones. I due entrarono in contatto, con l’australiano che si ritirò all’inizio del giro 47 e l’italiano pochi minuti dopo. Ad approfittarne ancora una volta fu Patrese che portò la sua Arrows in seconda piazza.

Con i vari ritiri, René Arnoux riuscì quindi a riprendersi la terza posizione in gara, a quasi 30 giri dal termine, dopo averla persa pochi chilometri dopo il via della corsa. Il francese precedeva il connazionale Didier Pironi a cui cedette la posizione pochi chilometri più tardi.

L’incidente di Regazzoni, la fine della sua carriera

Al cinquantesimo giro una grande nube di fumo avvolse la prima curva. La Ensign di Clay Regazzoni finì dritta nella via di fuga, colpendo la Brabham di Zunino, oltrepassando il muro di gomme, interruppe la sua corsa contro un muro di cemento. La vettura dello svizzero subì una rottura dei freni che ebbe ripercussioni gravi sul pilota. Trasportato in ospedale, l’elvetico lamentava inizialmente un forte dolore alla testa e a un braccio.

Sucessivamentegli furono riscontrate fratture alla gamba destra e una lesione alla colonna vertebrale. La conseguenza del grande botto fu la paralisi alle gambe e la brusca interruzione della sua carriera da pilota.

© CBS Sports – Long Beach Grand Prix 1980

Continua la sfida

Mentre dopo un paio di tornate i soccorsi arrivarono nel luogo dell’incidente, Emerson Fittipaldi e John Watson si contesero il quarto posto, con Jody Scheckter che si portò al margine della zona punti.

Al 56esimo giro l’inglese della McLaren sopravanzò il brasiliano, che però al termine dei tre quarti di gara si riprese la posizione sul britannico.

A 18 giri dal termine (62/80), Piquet continuava il suo dominio a tal punto da staccare il primo dei rivali, Riccardo Patrese, di ben un minuto, mentre tutti gli altri piloti erano ormai doppiati.

Un problema ad uno degli pneumatici della Renault di Arnoux costrinse il francese a tornare ai box, lasciando così il suo podio a Fittipaldi e anche la zona punti. Nel mentre, Scheckter si portò davanti alla M29 di Watson, guadagnandosi la quarta posizione in classifica.

Fine gara

La classifica rimase pressoché invariata per quasi tutto l’ultimo quarto di gara, con Piquet che iniziò a ridurre il ritmo grazie all’ampio vantaggio accumulato.

La corsa di Long Beach si concluse con il primo trionfo in carriera di Nelson Piquet (Brabham) che chiuse con 49.2 secondi di vantaggio su Riccardo Patrese (Arrows) e 78.5 su Emerson Fittipaldi (Fittipaldi).

Tutti gli altri piloti giunti al traguardo, a partire dalla quarta posizione, chiusero la gara con un giro di ritardo. Il primo fu John Watson (McLaren), seguito da Jody Scheckter che regalò i primi due punti stagionali alla Ferrari. A chiudere la zona punti Didier Pironi (Ligier). Ne restò fuori il leader della classifica René Arnoux che chiuse nono a due giri di ritardo.

Le classifiche

Dopo l’appuntamento americano, Arnoux conduceva ancora la classifica con i suoi 18 punti, raggiunto però dal vincitore di giornata Piquet. Dietro di loro Jones restò fermo a quota 13. Per quanto concerne quella dei costruttori, anche in questo caso la Renault restò al comando a quota 18, ma venne raggiunta da Brabham con lo stesso punteggio. Invariato il terzo posto della Williams a tre punti dalle capoliste.

Immagine in evidenza: © CBS Sports - Long Beach Grand Prix 1980

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